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LE DOMANDE...
Com’è nata la sua passione per la composizione? Ho cominciato a comporre perchè alla mia epoca, 55 anni fa, non c’era l’immenso repertorio che abbiamo oggi. Non esistevano edizioni: persino di Bach avevamo solo 3 o 4 pezzi, non avevamo le sonate di Sor, e di Giuliani c’era solo l’Eroica. Vedevo i repertori fantastici di Schumann, Schubert, Beethoven, Mozart e il risultato dello sviluppo strutturale di queste opere non era lo stesso di quello delle opere per chitarra.
Inoltre, nelle opere di Beethoven o di Schubert, lo sviluppo compositivo era più esteso rispetto a quello di Giuliani che era bravissimo ma era un musicista popolare, così come lo era Paganini e come oggi potrebbe forse esserlo Battiato… Anzi, non credo che Battiato sia così popolare ma penso di aver reso l’idea. Allora decisi di comporre per creare un nuovo repertorio visto che Beethoven, Stravinski, Hindemith non avevano scritto per chitarra.
Quali sono gli autori contemporanei per chitarra che lei ritiene più interessanti? É un problema. La chitarra oggi ha compositori di enorme talento, ma allo stesso tempo ha un grave problema di stile, che è quello di seguire le mode. Allora il compositore prende come riferimento la televisione, il film di Hollywood, cose magari spaventose ma ben fatte. Aggiunge un po’ di ritmo di bossa nova qui - “carino!” - poi un po’ di effetti là – “questo è importante, fantastico, un lavoro facilissimo, non mi rompo la testa facendo una cosa seria!”. Oppure scrive un Tango! Piazzolla, che era un mio amico - abbiamo anche fatto un disco insieme - diceva: “Non capiscono niente, io sono un musicista popolare. Perché parlano tanto del mio Tango che è popolare e senza tanti significati?”. Ma il Tango si vende e allora il compositore scrive il Tango. Questo è il problema della chitarra. Ci sono 200 compositori di tango, 4000 di bossa nova e di batucada brasiliana (stile percussivo brasiliano che deriva dal samba, con influenze africane N.d.R.), alcuni assimilano qualche influenza positiva del jazz. Ma credo che pensando a quello che si farà nei secoli XXII, XXIII, sicuramente di tutti questi tanghi e bossa nova ne rimarranno solo un paio, quelli autentici di Jobim, di Chico Buarque, di Piazzolla, di Aníbal Troilo (il “padre” di Piazzolla, il modello che Piazzolla ha rinnovato). Per questo non parlo dei miei colleghi compositori di chitarra, anche se talentuosissimi. Alcuni compositori si dedicano ad altra musica come per esempio Bodganovich, un compositore interessante di cui poco fa abbiamo ascoltato un brano per chitarra e violoncello. Era un brano bello, ma è difficile dire a un ragazzino di 8, 9 anni di ascoltarlo, non si sente mai qualcosa del genere in televisione; in televisione si trasmette la musica pop, quella per ballare, buona, cattiva, tutta. Rumorosa, spaventosa, tutte le sere. Non si trasmette la musica da ascoltare. Non sono contro il ballo, mi piace moltissimo, anche l’hip hop è favoloso, ma non ci si può limitare a quello. Questo è il problema. Il problema della chitarra è la struttura classica, il tema, l’armonia... Per me questi sono elementi che io chiamo sonori, sonorità che diventano linguaggio. Per questo la musica che scrivo non è così popolare. Magari piace, non so, si suona moltissimo e non so perché, visto che non è bossa nova .
Quando un suo allievo diventa molto bravo, lei si sente soddisfatto? Mi piace moltissimo insegnare ai bambini, perchè sono all’inizio, il momento più importante, quando la testa è fresca, aperta a tutta la bellezza del mondo. Per questo io divento ogni giorno un po’ bambino, faccio ginnastica di mantenimento, capite? Ascolto il canto di un uccello qui e mi sembra incredibile, diverso da quello di un uccello del mio paese, sono attento a tutto quello che è la meraviglia del vivere. Chiaro, c’è anche la disciplina, si deve lavorare per mangiare, si deve studiare. Il bambino deve ricevere una buona informazione. Credo sia un errore generale, nella didattica di molti, separare il classico dal popolare. Credo che la chitarra popolare sia più facile all’inizio. Per il bambino si cercano due accordi del cantante preferito e questa armonia di due soli accordi suona! Invece la tecnica classica… un mal di testa! Io amo la chitarra e per questo il mal di testa è un pochino minore. Compensare lo studio con questa visione popolare ma non diventare del tutto pop, questa è la mia idea. Bisogna studiare col maestro, con amore del suono, cercandone la qualità.
Purtroppo la televisione impone mode culturali. I bambini “ascoltano” la violenza che passa attraverso i mass media e i tanti modi di portare avanti la cosiddetta “cultura” occidentale. Come interpreti, come operatori culturali, che tipo di atteggiamento dobbiamo avere verso compositori che propongono la stessa violenza nella musica? È possibile per noi operare una scelta? Il bambino piccolo è diverso da quello di 7-8 anni. Dai 5 anni il bambino è in grado di ricevere tutte le informazioni ma senza discriminare e la discriminazione tra buono e cattivo è un fatto culturale. Questo è inevitabile perché la televisione non è nostra, è dei “personaggi” e i personaggi in tutto il mondo sono simili, cercano soldi, cercano il sensazionalismo ecc. Allora toccherebbe al padre, alla famiglia, stabilire un orario per la televisione, per le informazioni della radio. Il mio consiglio è quello di non proibire ma piuttosto di segnalare, di parlare con i bambini: “Che ti sembra quello che ha visto?” . “Mi sembra così”. “Sì, un po’. Va bene, adesso andiamo a vedere un elefante”. È “impressionante” anche lui ma non negativo come molte delle immagini di cui è piena la televisione. Un bambino di 7 anni addirittura ride di quei programmi spaventosi perché per lui non sono niente. Siamo noi che creiamo il valore culturale. Non proibire, quindi, ma segnalare il problema perché se si proibisce il bambino si chiude e invece qualcosa di interessante deve rimanere.
Qual è la sua opinione riguardo alla possibilità di incrementare il repertorio chitarristico con le trascrizioni? A me piace. Questo è un tema conflittuale perché la visione rigorosa ha detto tante volte che la musica scritta per pianoforte è solo per pianoforte ecc. Non sono così fanatico del rigore storico fine a se stesso. Il rigore storico non è la concezione, la concezione è un’altra cosa. Non dobbiamo dimenticare che nel Barocco, nel Rinascimento non c’era musica per un solo strumento, c’era musica. Che si faceva per consort, per coro, per solista e anche per solista con orchestra. Dowland ha scritto per liuto ma la stessa canzone l’ha scritta per liuto e voce, per liuto e consort, per viole da gamba ecc. Bach ha trascritto la stessa musica per plettro, per mano, per arco e per tastiera…Beethoven ha trascritto per pianoforte - questo si è pazzesco, assolutamente pazzesco - il suo concerto per violino. Una pazzia totale che lo stesso Beethoven ha fatto. Stravinski ha fatto una versione per pianoforte a quattro mani della Sagra della Primavera. L’ha fatta per poterla suonare. Operazioni del genere sono state fatte anche da Schönberg e Webern. Credo quindi che la trascrizione sia necessaria, che sia interessantissima quando non viene sacrificato lo spirito del pezzo. Brahms è preferibile sul pianoforte, sì d’accordo, ma può piacermi moltissimo una buona trascrizione per un altro strumento.
In questo momento di crisi a livello mondiale, ci sono molte difficoltà ad avvicinarsi alla cultura. Cosa consiglierebbe oggi a chi intende diventare un musicista professionista? Questo è un problema. Per esempio, ai miei tempi io non pensavo di diventare professionista. Ho studiato tante cose come l’architettura, il linguaggio, la lingua inglese… Ma amavo la musica, era così forte, diversa. E ho cominciato a suonare. Oggi è diverso, la vita professionale è quasi inaccessibile, si deve studiare davvero moltissimo, seriamente, con amore. Credo però che non si debba avere il fine di fare carriera e pensare: “Tra un anno e mezzo, due mesi, cinque settimane, sarò il più grande chitarrista del mondo”. Questo è uno sbaglio totale. Bisogna invece suonare “carino”, bene, con il piacere di farlo anche per gli altri e di passare a chi ascolta tutte le informazioni. Prima a casa. Nel fine settimana per gli amici, con una birra, non so, con una coca cola… No la coca cola no, che è chimica pura, meglio l’acqua o il vino. Rosso! Si comincia così. Con gli amici c’è scambio, uno ti dice: “questo pezzo perché l’hai suonato così?”. L’altro suona un po’, un altro ancora suona il pianoforte, un altro il flauto. Questo è il cammino. Non mirare a diventare il più grande del mondo perché questo non è. Per esempio, la mia musica si suona per una casualità. Un chitarrista la scoprì e la fece conoscere ad altri dieci interessati. Se questo chitarrista non avesse avuto i miei manoscritti (ancora non erano editi) gli altri non avrebbero potuto conoscere la mia musica. Invece questo è accaduto. Credo anche che si debba lavorare su tutta la gamma chitarristica, sapere come si muove la chitarra popolare seria, dove seria significa di qualità. La musica popolare è un mondo enorme; il mondo jazz, il mondo rock sono mondi diversi, pieni, complessi, interessantissimi. Io ho suonato un po’ di chitarra jazz, un po’ di flamenco, un po’ di pianoforte, clarinetto, violoncello, contrabbasso, un po’di tutto. Ho conosciuto tutti gli strumenti teoricamente per poterne scrivere anche la diteggiatura. È una gioia. Comporta difficoltà enormi, certo, tempo, ma è una gioia, si tratta della tua carriera, della tua vita. Se questa vita la vedi in pericolo allora devi pensare alla chitarra come a un hobby, ma se ti piace continua, non lasciarla perché se no l’infelicità è pronta, è vicina e avrai sempre la faccia lunga. Invece “La vita è bella”, l’ha detto anche Benigni.
Lettura consigliata: Gajes del Oficio - Incerti del mestiere - Edizioni Travel Factory
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I COMMENTI...
Nei due giorni di master class, Leo Brouwer mi ha mostrato il significato profondo della parola "Maestro": colui che, senza boria e reticenza, apre agli altri tutto il proprio sapere. Grazie Maestro Leo. Marco P.

Sarebbe troppo riduttivo dire di aver partecipato a una semplice lezione di musica. Il Maestro Brouwer non ci ha regalato solo consigli di esecuzione e di tecnica; ma, cosa più importante, ha trasmesso la passione e l'amore per la musica con simpatia, genio, semplicità e un'impareggiabile autoironia. Grazie Maestro! Andrea B.
Il maestro Brouwer mi ha colpito per la sua straordinaria simpatia e sensibilità, per quella maniera leggera ed ironica di trasmettere cultura… che, come egli stesso dice, più che conoscenza, attraverso la sua persona diventa un modo di vivere. Grazie! Elena Nardo

La voce di Brouwer è come la corda di una chitarra che vibra nell’universo. Omar Flavio C.
In un arco di tempo breve, è riuscito a trasmettermi moltissimo: Leo Brouwer non è solo un grande maestro, ma uno straordinario musicista. Mi porterò dietro questa esperienza per tutta la vita e continuerò a ricordarla con piacere e soddisfazione. Lavinia Carbone
"La musica non deve essere mai così lenta che non si può cantare né così rapida che non si può capire". Questa è solo una delle tante considerazioni fatte dal Maestro Brouwer nel corso della Masterclass. Un altro spunto per riflettere e... da mettere in pratica. Grazie Maestro. Fabrizio O.
Il Maestro Leo Brouwer mi ha fatto capire ancora una volta quanto l'analisi armonica e l'esecuzione in base ad essa renda il pezzo molto più efficace. E questo anche in fase compositiva. Nell'aspetto umano mi è invece piaciuta la grande enfasi che mette sulle generazioni future e quindi sull'insegnamento ai bambini soprattutto usando il gioco. Questo è importantissimo per la generazione di nuovi insegnanti che si affacciano a questo mondo. Ancora grazie! Giorgio D’Ambrosio

La grandezza del Maestro Leo Brouwer è direttamente proporzionale alla sua semplicità. E’ un grande professionista, con una profonda cultura dalle molteplici sfaccettature, e che al rigore dello stile di vita affianca mirabilmente l'elasticità musicale e la gioia di vivere, di suonare e comporre musica. Ci ha colpito la sua capacità di coinvolgere positivamente tutti i partecipanti incoraggiando e mettendo a proprio agio anche chi era visibilmente più emozionato, dando risalto alle loro qualità e spiegando le tecniche e i segreti per migliorarle. Federica e Salvatore Colucci
Caro maestro Leo Brouwer, speriamo che il nostro concerto sia stato divertente e le sia piaciuto. Ci piacerebbe che lei tornasse presto a Latina per insegnarci a diventare dei musicisti più bravi. Gli allievi di chitarra dell'Associazione Suoni Nuovi
 Collage dei disegni realizzati dagli allievi di chitarra dell'Associazione Suoni Nuovi
 Leo Brouwer con l'artista Giuliana Bocconcello
 Leo Brouwer con Isabelle Hernández, gli organizzatori Adriana Tessier e Carlo de Nonno e alcuni dei partecipanti.
Da Suoni Nuovi un grazie profondamente sentito a Leo Brouwer e a quanti sono intervenuti e hanno collaborato: i piccoli chitarristi dell'associazione Suoni Nuovi (prof.ssa Adriana Tessier), gli allievi della Scuola Media Garibaldi-Milani di Fondi (prof.ssa MariaPaola Balassone), Isabelle Hernandéz, Carlo de Nonno, Mario Casale,
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, Giulio Matacchioni, Enrica Camilleri,
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, Marco Lo Russo e gli artisti che per questa occasione hanno allestito una mostra collettiva delle proprie opere: Giuliana Bocconcello,
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. Un ulteriore ringraziamento va alle Ut Orpheus Edizioni (Collana didattica Ciao Chitarra!!!), al prof. Sergio Andreatta, dirigente scolastico della Scuola C. Goldoni, e al personale della scuola stessa.

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