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di Adriana Tessier - febbraio 2006
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Suoni Nuovi tra classico e jazz: Claude Bolling e il crossover
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Il 20 gennaio scorso, presso la Sala Concerti Interludio di Latina, si è tenuto il primo degli eventi organizzati nel 2006 dall’Associazione Suoni Nuovi: un concerto fuori dai canoni classici ma accattivante, insolito quanto basta per oltrepassare pregiudizi e confini concettuali limitanti e per restituire alla musica la sua importantissima, fondamentale valenza comunicativa.
La scelta del programma è caduta su un “classico” esempio di crossover music: il Concerto per chitarra classica e trio jazz composto nel 1975 dal pianista, compositore, arrangiatore e direttore d’orchestra, Claude Bolling.
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Marcos Vinicius (chitarra classica), Vincenzo Bianchi (piano jazz), Tiberio Di Fiori (contrabbasso) e Gianni Marcella (batteria) si sono incontrati per la prima volta proprio in occasione di questo concerto nel quale hanno potuto esprimere non solo grande bravura ma anche una notevole e spontanea intesa, sorprendente per l’immediatezza con cui si è instaurata.
L'atmosfera creata dalla tenue luce delle candele che illuminavano la sala gremita, lasciava già presagire una serata emozionante e infatti il concerto si è aperto a sorpresa con Marcos Vinicius che ha splendidamente interpretato due temi intensi, a lui molto cari: Manha do Carnaval di Luiz Bonfá e Palaçho di Egberto Amin Gismonti. Note semplici, rese con una poesia disarmante ed esaltate con intensa dolcezza da un Marcos Vinicius particolarmente espressivo e magnetico. Un’introduzione legata al Brasile, dunque, paese di cui Bonfá e Gismonti sono due significativi rappresentanti e del quale Marcos Vinicius non manca mai di valorizzare e diffondere le pagine musicali più belle e interessanti.
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Un pubblico letteralmente rapito ha poi accolto l’ingresso di Vincenzo Bianchi, Tiberio Di Fiori e Gianni Marcella che insieme a Marcos Vinicius hanno dato vita al resto della serata. L’incontro occasionale tra i quattro musicisti, nettamente definiti dal proprio personalissimo background ma al tempo stesso fortemente attratti dall’idea di gettare solidi ponti comunicativi, è risultato essere ideale per l’interpretazione di un’opera tipicamente crossover quale il Concerto per chitarra classica e trio jazz di Claude Bolling, i cui sette movimenti (Hispanic Dance, Mexicaine, Invention, Sérénade, Rhapsodic, Africaine, Finale) sono stati eseguiti in un’alternanza di andamenti, dinamiche, sottolineature, divertiti ammiccamenti, giochi timbrici e intese che ne hanno evidenziato i tratti giocosi, gli spunti armonici e le melodie.
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Brio, vivacità , appropriate scelte agogiche e dinamiche hanno non solo messo in risalto la grande bravura e la spigliatezza dei quattro interpreti ma anche eluso con disinvoltura il rischio di un eventuale calo di attenzione da parte del pubblico. Il pianoforte brillante e versatile di Vincenzo Bianchi e la poliedrica chitarra di Marcos Vinicius si sono di volta in volta distinti, integrati o sostenuti in un dialogo che spaziava tra jazz, classico ed etnico, assecondato e sottolineato dall’incisività della batteria di Gianni Marcella, che in questo concerto ha saputo trasferire scansioni ritmiche e“tocchi” inconsueti ricchi di una verve particolare, frutto dei suoi moltissimi anni di esperienza in ambito rock. Significativo e camaleontico il contrabbasso di Tiberio Di Fiori, affidabile e presente per tutta la durata del concerto e capace, anche grazie all’uso alternato di archetto e dita, di repentine e appropriate metamorfosi timbriche dettate non solo da scelte stilistiche ma anche da grande buon gusto e originalità. Un ascolto godibilissimo dunque, seguito da una inevitabile e prontamente accolta richiesta di bis a conferma dell’intenso scambio di emozioni e di energia che si è verificato tra pubblico e artisti nel corso dell’intera serata. Qualcosa di bello e vitale è rimasto dentro ad ognuno. Magari questo avvenisse più spesso…
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NOTE SUGLI AUTORI E SUL PROGRAMMA
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 LUIZ FLORIANO BONFÁ (1922-2001)
Manha do Carnaval
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Luiz Bonfá cominciò giovanissimo a suonare la chitarra da autodidatta e a 12 anni ebbe l’occasione di studiare con l’uruguaiano Isaias Savio, che viveva in una casa sulle colline di Santa Teresa. Per raggiungerla, Bonfá prendeva un treno da Santa Cruz e poi percorreva a piedi un lungo tratto di strada. Egli stesso ebbe modo di dire che Savio apprezzava molto il suo impegno e sapendo che non aveva soldi sufficienti per le lezioni settimanali, non accettava mai di essere pagato. Bonfá è considerato uno dei maggiori rappresentanti della bossa nova. Questo genere musicale si modellò gradatamente attraverso l’integrazione di diversi elementi, in questo caso già suggeriti da musicisti quali João Donato, Johnny Alf, Tom Jobim e lo stesso Luiz Bonfá, fino a cristallizzarsi in una forma ben definita attraverso la figura di João Gilberto che ne fu tra i maggiori interpreti.
Manha do Carnaval è il primo titolo che viene in mente quando si parla di Luiz Bonfá e in effetti può considerarsi una delle pietre miliari della carriera di questo artista, divenuta oggetto di numerosissime interpretazioni anche in Europa, tra cui quelle di Frank Sinatra e Joan Baez negli anni ’60 e in seguito quelle di Placido Domingo e Luciano Pavarotti. Il brano divenne celebre soprattutto perché inserito nella colonna sonora del film "Orfeu Do Carnaval", prodotto nel 1958 dal francese Sacha Gordine, con la regia di Marcel Camus e vincitore della Palma a Cannes e l’Oscar come miglior film straniero. In realtà il tema di Manha do Carnaval fu composto prima della realizzazione del film e solo successivamente, completato con il testo di Antônio Maria, venne utilizzato per la colonna sonora. "Orfeu Do Carnaval", una co-produzione franco-italo-brasiliana, in seguito ribattezzato come Orfeu negro, venne realizzato sulla base di una pièce del 1956, Orfeu da Conceição (una sorta di tragedia greca ambientata nel carnevale carioca) di Tom Jobim e Vinicius de Moraes.
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 EGBERTO GISMONTI (Carmo, 1947)
Palhaço
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Nato in una famiglia di musicisti, Egberto Gismonti si è formato fin da giovanissimo con studi classici dedicandosi al pianoforte e avvicinandosi solo in seguito, da adulto, alla chitarra. Perfezionatosi a Parigi in arrangiamento e composizione, questo straordinario artista, polistrumentista e compositore brasiliano, compone attingendo alle più diverse fonti e scavalca qualsiasi confine stilistico, spaziando tra musica classica contemporanea, jazz di ricerca e “contaminazioni” etniche
Palhaço è un brano del 1987, commovente e intenso, caratterizzato da armonie blues e una melodia che progredisce con un ciclo apparentemente infinito di modulazioni. Scritto originariamente per pianoforte e sax fa parte di una serie di composizioni dedicate alla vita circense. La melodia di Palhaço fu composta su un testo di Geraldo Carneiro, poeta, scrittore, paroliere e sceneggiatore che vive a Rio de Janeiro. La canzone fu registrata da Olívia Byington e solo in seguito si ebbero le bellissime versioni strumentali di Gismonti, talmente liriche in sé da poter vivere indipendentemente dal testo.
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 CLAUDE BOLLING (Cannes 1930)
Concerto per chitarra classica e piano jazz trio
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Pianista, compositore, arrangiatore e direttore d’orchestra, Claude Bolling scopre il mondo del jazz da giovanissimo e a partire dagli anni ‘50 diventerà una delle personalità più in vista nel mondo del jazz. Artista eclettico e versatile, Bolling si esprime nelle più diverse forme musicali, spaziando tra jazz, classico e musica da film, vantando un repertorio di oltre 400 titoli che offre un’esauriente panoramica e una raffinata rilettura di più generazioni della cultura americana. Può essere considerato il musicista che diede vita al fenomeno culturale denominato crossover music con il quale viene oggi indicata una corrente musicale caratterizzata da fusione, elaborazione e sviluppo di linguaggi appartenenti ad ambiti culturali diversi e svincolati dai canoni compositivi dettati dai singoli generi.
Il Concerto per chitarra classica e trio jazz, si articola in sette movimenti, l’ultimo dei quali, Finale, fu aggiunto in un secondo tempo come tributo al virtuosismo del chitarrista Angel Romero con il quale lo stesso Bolling si esibì nel 1979 presso l’Hollywood Bowl. L’intreccio di stilemi classici, jazz, contrappuntistici e blues, insieme a una dosata mescolanza di sonorità ispano-africane, rende l’opera particolarmente attraente e varia. Chitarra e pianoforte si muovono da protagonisti proponendo spunti interessanti e la giusta dose di “sorprese”, efficacemente sostenuti dal contrabbasso e dalla batteria in un ambito di alternanze che consente a tutti gli strumenti di muoversi agevolmente all’interno dei propri spazi. Forse un po’ penalizzante il trattamento della chitarra, di cui non vengono sfruttate appieno le possibilità e le caratteristiche armoniche, compensato però da tocchi di virtuosismo e da un’ispirata vena giocosa che pervade l’intero concerto
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