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di Marcos Vinicius - gennaio 2007
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Sebastião Cláudio Lobão
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Sebastião Cláudio Lobão... una vita dedicata alla chitarra
Sebastião Cláudio Lobão è un amabile signore di 70 anni che vive in una bella cittadina del Brasile, Belo Horizonte, e che, pur avendo svolto professionalmente l’attività di bancario, ha dedicato la propria vita alla poesia e alla chitarra, strumento del quale è stato anche insegnante dal 1980 al 1990. Il suo primo contatto con la musica avviene nel ’59, all’età di 23 anni, quando conosce José de Assis Martins – all’epoca rinomato maestro di chitarra - che accende in lui il desiderio d’imparare a suonare la chitarra, pur con la consapevolezza dei limiti, soprattutto di tempo, imposti dalla propria attività professionale. Dopo una pausa di qualche anno Sebastião Cláudio Lobão riprende gli studi con Walter de Carvalho Alves per poi dedicarsi a una attenta ricerca personale, basata essenzialmente sull’auto-osservazione e sostenuta dai preziosi consigli del suo grande amico, anch'egli chitarrista, José Pascoal Guimarães. Attualmente Lobão continua a dedicarsi alla chitarra con l’amore ed il trasporto di sempre.
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Come si è avvicinato alla chitarra, quali sono stati i suoi primi passi verso questo strumento?
Mi sono avvicinato alla chitarra a circa 23 anni, quando per la prima volta ne ascoltai delle buone esecuzioni. In quel periodo cominciai a prendere lezioni. Ero totalmente profano e il mio professore, togliendomi la chitarra dalle mani, mi disse “il lato giusto è questo”.
Perché la chitarra? Ha avuto interesse anche verso altri strumenti?
Anche il violoncello mi ha sempre affascinato ma ho scelto la chitarra forse per affinità o perché avevo più possibilità di frequentare un ambiente di persone amanti di questo nobile strumento.
Nella sua famiglia esistevano o esistono anche altri musicisti?
Da parte di mio padre no, ma mi hanno detto che un cugino di mia madre suonava la chitarra.
Indipendentemente da ciò, secondo lei questo fattore può influire sull’apprendimento o sull’interesse verso gli studi musicali?
Naturalmente influisce molto sull’apprendimento. Ma per quanto riguarda l’interesse verso gli studi musicali ho i miei dubbi. Credo sia importantissimo vivere l’infanzia in un contesto musicale, perché considero l’infanzia, in tutti i sensi, la base della nostra vita e delle nostre realizzazioni.
Come chitarrista, e non come teorico, quali sono le sue preferenze musicali, i suoi compositori preferiti?
Preferisco il genere classico e apprezzo tutti i grandi compositori: Bach, Sor, Villa Lobos. Barrios, Tarrega… Come avere preferenze di fronte a tante personalità geniali?
Qual è il motivo principale che l’ha spinta ad approfondire lo studio dei due emisferi cerebrali?
Trovo sia un argomento interessante e supponevo che potesse in qualche modo aiutarmi nello studio della chitarra.
Da quanti anni si dedica alle sue teorie sugli emisferi?
Da otto anni circa ma ho ancora molto da apprendere.
Dove sono stati pubblicati i suoi studi, in quali Paesi?
In Brasile e in Inghilterra, che sono del resto gli unici Paesi a cui li ho fatti pervenire.
Tutta la teoria necessita di pratica. In questo caso quali sono stati gli elementi usati per i suoi studi? Ha osservato altri chitarristi o ha considerato solo la sua pratica personale?
Solo la mia pratica personale. Dopo lo studio sugli emisferi mi sono auto-osservato ma senza giungere a conclusioni definitive, proprio per la complessità di questi studi.
È naturale che ogni nuova teoria sia passibile di critiche… In che modo queste hanno influenzato o hanno interferito nei suoi studi sugli emisferi cerebrali?
Sono state fruttifere. Anche le critiche più severe e rigorose mi hanno aiutato e stimolato a proseguire nelle mie ricerche. Il cervello è molto complesso e grandioso… Cerco costantemente risposte ai miei interrogativi.
Secondo i suoi studi, si potrebbe affermare che adottando una posizione contraria a quella abituale si possa suonare lo strumento altrettanto bene?
Questo non si può confermare. Quello che si può fare è riflettere su questa ipotesi. Suggerisco che vengano fatti studi più approfonditi sull’argomento.
E il processo di lettura dello spartito? Sarebbe danneggiato dall’usare la chitarra “al contrario”?
Solo nel caso che si usi la chitarra al contrario senza invertire l’ordine delle corde. Oltre a complicare la lettura dello spartito e della diteggiatura questo renderebbe più difficile, ovviamente, anche affrontare gli aspetti tecnici dell’esecuzione.
Sarebbe corretto consigliare a chi è mancino e desideri imparare a suonare la chitarra, di cominciare lo studio appoggiando la chitarra sulla gamba destra?
Non darei consigli, lascerei la decisione all’allievo. Ci sono casi di musicisti mancini che suonano la chitarra adottando la posizione standard senza avere alcuna difficoltà.
Dopo tanti anni è ancora convinto delle sue teorie oppure c’è qualche punto che andrebbe rivisto?
Non ne sono certo, qualche punto andrebbe rivisto. Credo che la scienza abbia molto da scoprire, molto da chiedersi, molto a cui rispondere e poco da affermare.
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Quella che segue è la traduzione dell'articolo "O Violão e os Hemisférios" di Sebastião Lobão. L’articolo, scritto nel 2000 grazie all’incoraggiamento di José Lucena Vaz, nasce dal desiderio di trovare nuovi percorsi e di proporre spunti per eventuali riflessioni e approfondimenti sul funzionamento dei due emisferi in relazione allo studio della chitarra.
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Lo scritto contiene utili considerazioni sia per mancini che per destri e si rivela ancor oggi interessante non solo per le osservazioni di Lobão ma soprattutto per gli spunti che offre e per la particolare prospettiva dalla quale vengono analizzati gli aspetti meccanici e interpretativi legati alla chitarra. L’articolo è stato pubblicato sulle riviste Classical Guitar (maggio 2000) e Violão Intercâmbio (settembre/ottobre 2000).
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O Violão e os Hemisférios" di Sebastião Cláudio Lobão [Traduzione di Adriana Tessier]
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Quando decisi di dedicare la mia vita alla musica, lo strumento che scelsi fu la chitarra. Avevo circa 23 anni e la mia passione per la musica mi fece perseguire con costanza questo obiettivo. Oggi (2000, n.d.r), dopo 38 anni di studio, non penso di aver raggiunto risultati soddisfacenti e mi pongo varie domande: mi sono dedicato abbastanza? Ho la stoffa oppure studio in modo scorretto? Riflettendo su questo ho concluso che, anche in caso di mancanza di talento, la mia dedizione, la mia costanza e il mio amore per lo strumento avrebbero dovuto produrre risultati migliori. Un articolo intitolato “Scopri con quale lato lavora il tuo cervello”, scritto da Lúcia Cristina de Barros e pubblicato sulla rivista Mais Vida del marzo 1997, mi orientò verso altre considerazioni. L’articolo tratta del lavoro complementare svolto dai due emisferi cerebrali anche se quello sinistro, che è razionale, matematico, analitico e controlla il lato destro del corpo, tende ad essere dominante. L’emisfero destro, di solito non dominante, è invece più spaziale, intuitivo, empirico, creativo e controlla il lato sinistro del corpo. Passai quindi ad osservare come si comportavano le mie mani suonando la chitarra.
Essendo destro, mi chiedevo: perché devo essere obbligato a premere le corde con la mano sinistra che è più debole invece che con la mano destra che è più forte? Quando eseguo posizioni più impegnative con la mano sinistra, percepisco una naturale tendenza della mano e della spalla destra a contrarsi, come se volessero esse stesse eseguire quel gesto. Questa contrazione è provocata dalla mancanza d’indipendenza che deriva dal contrastare l’impulso naturale del cervello. La mano sinistra ha a che fare con fattori complessi come barrè, apertura delle dita, cambi di posizione e legati, ma è guidata dal lato sensibile del cervello e ciò rende difficile l’auto-osservazione, elemento di grande importanza tanto nell’esecuzione quanto nell’interpretazione musicale. La mano destra è guidata dal lato razionale e matematico del cervello ed effettua l’azione del pulsare le corde, dare ritmo, misurare la sensibilità dell’esecuzione. È molto difficile per le mani eseguire lavori diversi nello stesso tempo.
Suonando, l’azione del premere le corde (realizzata dalle dita della mano sinistra) precede quella del pulsare le stesse (realizzata dalla mano destra). Ma, essendo più agile, non dovrebbe essere la mano destra quella responsabile del premere le corde? Da qui si conclude che se la mano sinistra precede la destra nell’esecuzione, stiamo inibendo la mano più rapida (destra) e contrastando quella più lenta (sinistra). A mio vedere si ha una inversione dei ruoli.
Se all’emisfero destro, che è quello della sensibilità e della creatività, venisse data l’opportunità di manifestarsi attraverso la mano sinistra, permettendole di realizzare il ruolo che oggi è dato alla destra, questa andrebbe certamente a carezzare ogni nota e a estrapolare, attraverso lo strumento, tutto il sentimento e l’emozione che la musica richiede. E se all’emisfero sinistro, che è quello del raziocinio, venisse data l’opportunità di manifestarsi attraverso la mano destra, con l’azione di pressione delle corde sulla tastiera, la lettura dello spartito risulterebbe certamente più disinvolta e produrrebbe un risultato più immediato. In questo modo si otterrebbero indipendenza e sintonia maggiori tra le dita delle due mani, facilitando così il rilassamento e favorendo, di conseguenza, l’uniformità e l’equilibrio della pressione delle dita sulle corde. In quanto più veloce nelle sue funzioni, la mano destra avrà una evidente maggior immediatezza nel rilassamento e sarà facilitata nei cambi di posizione, nella rapidità e nella precisione.
Nella lettura di un testo comune, l‘emisfero essenziale è quello razionale, cioè quello sinistro. Quando si suona in modo convenzionale (con le dita della mano sinistra sulla tastiera), nella lettura musicale l’emisfero destro necessita dell’ausilio dell’emisfero sinistro (quello razionale). Se fosse la mano destra a prendere le posizioni sulla tastiera, invece, questo processo sarebbe semplificato e anche la lettura dello spartito, che è ben più complessa di quella di un testo comune, risulterebbe più agile e più facilmente memorizzabile.
Nella chitarra, gli accordi sono formati da corde a vuoto e corde premute. Le dita che emettono i suoni e gli accordi sono quelle della mano destra che non è la mano più sensibile. Osserviamo che: - negli strumenti solisti (per esempio violino, violoncello ecc) la mano sinistra (governata dall’emisfero destro, quello sensibile) preme le corde visto che normalmente ha uno o più strumenti che integrano la melodia. - negli strumenti polifonici (per esempio piano, fisarmonica, tastiera ecc) la mano sinistra esegue il ritmo o l’armonia mentre la mano destra, dominante (comandata dall’emisfero cerebrale sinistro, responsabile anche della parola), esegue la melodia.
Secondo Karl Popper e John Eccles, le proprietà dei due emisferi hanno fra loro una relazione di complementarietà. L’emisfero sinistro (dominante) è dettagliato mentre quello destro (non dominante) è coerente. Quest’ultimo, però, è anche musicale ed è specializzato nel relazionare figure e disegni. Derivando da una sintesi di entrate sequenziali di stimoli sonori, la musica è essenzialmente coerente e sintetica. In qualche modo, dunque, il nostro senso musicale organizza un’immagine mentale sequenziale, sintetica e coerente. Per quanto esposto, concludo che gli emisferi cerebrali dovrebbero funzionare in armonia con il corpo. Gli individui mancini probabilmente avrebbero più facilità nel suonare la chitarra in modo convenzionale mentre i destri avrebbero certamente miglior disinvoltura nel realizzare con la mano destra le posizioni sulla tastiera di una chitarra con le corde invertite. I bambini si adattano con maggior facilità al modo convenzionale, perché si trovano in una fase di formazione.
Riguardo all’inversione dei ruoli delle mani, dal mio punto di vista questa non è applicabile a strumenti come il violino, il violoncello, la stessa chitarra elettrica e altri, in quanto sono le dita della mano sensibile ad avere un contatto più costante e diretto con le note o le corde. Non si avrebbe questo contatto così diretto se fosse la mano sinistra ad impugnare l’arco o il plettro. Nella chitarra classica, le dita che hanno maggior "intimità" con le note sono quelle della mano destra e non con quelle della mano sinistra (sensibile). Credo invece che la mano sensibile sia più indicata per migliorare la qualità del suono ed esprimere la sensibilità dell’artista.
Riassumendo: premere le corde con le dita della mano più forte e più veloce, migliora la sintonia e l’equilibrio di molte altre funzioni, compreso il semplice gesto di lisciare e curare le unghie, aspetto importante tanto nell’esecuzione quanto nell’interpretazione. Credo che, oltre ad apportare una serie di benefici (non solo nella musica), suonare in accordo con gli emisferi cerebrali stimoli anche la creatività. Invito professori e lettori di questa materia ad osservare gli allievi, destri e mancini, che cominceranno a suonare la chitarra in età adulta nel modo convenzionale, affinché giungano essi stessi alle conclusioni qui esposte. Spero che riflettano su questo argomento senza preconcetti perché se ho lanciato questi interrogativi è perché sono un amante della musica e della chitarra.
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