MASTERCLASS CON LEO BROUWER - Latina, 10 e 11 aprile 2010

Suoni Nuovi

nel mondo della chitarra classica

Ciao Chitarra


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Intervista con WILLIAM SIMCOE

di Adriana Tessier - agosto 2005

William Simcoe, solista con la passione per l'ensemble

Chitarrista classico dotato di una evidente curiosità e attrazione verso la musica di nuovi autori, William Simcoe potrebbe aderire perfettamente all’immagine che si tende ad avere del “tipico” chitarrista americano: duttile e con grande spirito d'iniziativa.

 

In un Paese dove la “cultura chitarristica” si esprime con grande flessibilità nella fusione degli stili più diversi, la poliedricità e la gioia di fare musica di Simcoe si manifestano nello stretto e frequente contatto con altri strumentisti, nel gusto per l’arrangiamento di musiche e in uno spirito un po' latino che, come solista e insieme alla flautista Elisabeth Williams, lo porta ad esibirsi spesso durante gli eventi danzanti legati al tango - altra sua grande passione - che si tengono regolarmente ad Albany (New York), sua città di provenienza.Da solista e con la violoncellista Lisa Nielson con la quale ha costituito nel 2002 lo “Spiral duo”, Simcoe si esibisce regolarmente nell’area di New York.

Insieme hanno inciso opere moderne per violoncello e chitarra di David Leisner, Jaime Zenamon e Dusan Bogdanovic.
Nel 2004 ha fondato lo “Spiral Music Ensemble” - formato dalle flautiste Karen Klevanosky, Elizabeth Williams e dagli stessi Lisa Nielson e William Simcoe - gruppo con cui si esibisce e per il quale ha già realizzato diversi arrangiamenti.
Nel 2002 William Simcoe ha registrato un CD intitolato “Studies, Memories & Moons”, edito dalla Eroica Classical Recordings.
Tra i progetti futuri, un concerto in Italia che si terrà nel 2006 nell’ambito del Music Art-International Music Festival of Legnano e la registrazione, come “Spiral Duo”, di un CD comprendente le suites di Jaime Zenamon che includono "Demian" per solo guitar, "Iguatu" per solo cello, e "Reflexoes No. 6" per cello e guitar.

 

Come ti sei avvicinato alla musica e a che età?

Il mio primo strumento è stato la tromba. Ho cominciato a 8 anni, in una banda, con lezioni collettive. A 10 anni, dopo un’audizione, sono entrato in un meraviglioso coro di ragazzi. Le mie prime grandi esperienze musicali, quindi, le ho vissute suonando nella banda e cantando nel coro.
A 13 anni ho comprato da un catalogo la mia prima chitarra e a 14 i miei genitori mi aiutarono ad acquistarne una migliore, una Kaye. Ho imparato a suonare dagli amici, dai libri delle biblioteche e trascrivendo quello che ascoltavo dai dischi.

Cosa ti ha spinto a cominciare? Curiosità, attrazione, interesse, amore…

Ero attratto dal suono dei blues sulla chitarra acustica. I miei primi eroi furono Dave Van Ronk e Bob Dylan. Suonavo per le funzioni religiose e, insieme ad altri musicisti, anche per i prigionieri delle carceri. Questo quando il folk di massa era popolare. Amavo suonare durante le funzioni religiose, ma particolarmente in luoghi non tradizionali come carceri, parchi, piccole cappelle. Ero colpito dai miei amici musicisti che non erano spaventati dall’ alzarsi, cantare e suonare davanti al pubblico.

Il contesto familiare e sociale in cui hai vissuto ha influito su questo interesse?

I miei genitori non suonavano degli strumenti, ma desideravano che i loro bambini imparassero. Ognuno di noi ha avuto l’opportunità di prendere lezioni. Sono cresciuto dentro la musica, ho fatto parte di bande, cori, musicals della High School, clubs… e non mi sono mai fermato!

Quali strade hai poi seguito per completare la tua formazione?

Sulla mia strada per imparare la chitarra ci sono state prima le lezioni private e poi seminari e workshops tenuti da grandi insegnanti dell’America, dell’Europa e del Sud America.
I miei primi insegnanti, Tony Sano e Ray Andrews, hanno studiato entrambi a Hartt in Connecticut ed i miei primi metodi furono i libri di Richard Provost che proveniva da quella scuola.
Ho studiato con Tony Sano dal 1987 al 1990.
Ray Andrews ha diretto il nostro Society’s Guitar Ensemble. Nel 1990 Tony Sano è andato via da Albany.
Dopo aver suonato qualche anno senza insegnante ho deciso di seguire qualche workshop e dei seminari fuori da Albany, e così ho potuto imparare osservando molti insegnanti diversi. Ho partecipato al National Guitar Summer Workshop di New Milford, Connecticut, dove ho preso parte a master classes e seminari tenuti dai componenti del LAGQ (Los Angeles Guitar Quartet) dal duo Pearl & Grey, da Nicholas Goluses, Manuel Barrueco, Michael Lorimer, Stephen Robinson, John Holmquist e Ben Verdery.
Ho partecipato al First Eastman School of Music Summer Guitar Festival, a Rochester, New York, dove ho avuto la possibilità di visitare una delle grandi biblioteche di musica dell’ America del Nord ed ho partecipato a master classes con Ricardo Cobo, Stephan Aaron e Bruce Holzman. Sono stato allo Stetson International Guitar Workshop di Deland, Florida, dove ho frequentato le master classes con Ron Borczon, Dennis Koster ( membri del Minneapolis Guitar Quartet), Roland Dyens, David Leisner, Lilly Afshar, Fabio Zanon e Peter McCutcheon.

Quanto hai impiegato a trovare la tua chitarra ideale? L’hai incontrata casualmente o l’hai cercata?

La mia "chitarra ideale" è il risultato del lavoro con il liutaio Bruce Walker. Ho provato molte chitarre di costruttori diversi. Bruce mi ha chiesto quali grandi chitarre ammiravo, quali caratteristiche volevo in una chitarra.
La mia prima chitarra di Walker è stata completata nel 2001. Bruce si è poi offerto di costruire una seconda chitarra dicendomi che avrei potuto scegliere se tenere la prima o la seconda. Ho pensato che questa fosse una cosa grande!
Quando le ho avute entrambe in mio possesso, tuttavia, c’è voluto molto tempo per scegliere, è stato difficile!
Quella che suono ora è la seconda chitarra, finita di costruire nel 2002. Ha un corpo grande, con la tavola in cedro. Ha un suono molto caldo che rende bene nella musica in ensemble.

Come sono strutturati in Nord America gli studi musicali?

Prima dei 18 anni, cioè l'età in cui si comincia a frequentare il College, la maggior parte della formazione chitarristica si acquisisce attraverso studi con insegnanti privati. Alcuni degli stessi insegnanti dei College insegnano anche privatamente e nei laboratori estivi.
I nuovi musicisti e quelli che cercano un insegnante possono assistere ai laboratori ed osservare gli stili di insegnamento di molti insegnanti nelle master class. I livelli sono Major, Bachelors e Master.
Per accedere al livello Major è necessario fare un’audizione nei College. Qui si studia per quattro anni per ottenere un livello di Bachelors.
Alcuni allievi fanno un’ulteriore audizione e studiano per altri due anni per ottenere il livello di Master, che è quello richiesto per insegnare nei College. Ci sono soltanto alcuni programmi in America del Nord che offrono un livello di Dottorato in chitarra ed uno è nello Stato di New York, presso la Eastman School of Music.

Quali prospettive offrono, oggi, le grandi metropoli e i piccoli centri agli studenti nordamericani che desiderano intraprendere la carriera musicale e artistica in generale?

Coloro che desiderano fare della musica una professione devono svilupparsi a livello locale e poi espandersi esternamente. Le grandi aree metropolitane offrono molte prospettive.
Le piccole città offrono un ambiente meno stressante, più vicino alla natura, ma un artista può avere bisogno di viaggiare lontano da casa per trovare possibilità di performance.
La mia città, Albany (New York) è relativamente piccola, la sua area metropolitana conta una popolazione di circa 500.000 abitanti. Albany è a circa mezz’ora di guida da New York City, a 3 ore da Boston e a 3 ore da Montreal.
Gli studenti di Albany sono destinati ad andare a New York City o a Boston per frequentare lì le grandi scuole di musica, dove ci sono un mucchio di attività musicali a tempo pieno.
Dopo aver terminato i loro studi, i laureati cercano lavoro e sono disposti ad individuare dovunque l'occasione di ottenerlo. Alcuni scelgono le città più piccole e i piccoli centri perché offrono costi inferiori e uno stile di vita più tranquillo. Ogni persona decide come regolarsi e cosa rappresenta l’ideale per sé stessa.

In linea generale, cosa rappresenta la musica per i giovani nordamericani? Hobby, cultura, interesse…

Per quei giovani che amano e partecipano direttamente alla musica, questa è una fonte di emozione e meraviglia.
Attraverso internet e software musicali è possibile trovare tutti i generi e mettersi in contatto con altri musicisti e compositori di tutto il mondo. È possibile sentire tutta la grande musica che è stata registrata durante il secolo scorso, trovarne di sconosciuta o proveniente da altri paesi, importare files midi nei software musicali e fare ogni sorta di cose creative!
È facile imparare ed osservare molti grandi insegnanti ed esecutori perché questi viaggiano in tutto il mondo per tenere seminari e workshops. Questi sono grandi tempi per i giovani musicisti!
E per coloro a cui piace solo ascoltare o ballare la musica esistono altrettante risorse, sono disponibili grandi quantità di spartiti musicali del passato e provenienti da luoghi molto lontani. È possibile avere una vasta collezione di musica senza grande spesa.

Qual è il genere musicale che predomina?
La musica classica è sufficientemente diffusa e valorizzata?

Non c’è un genere musicale prevalente, esiste una grande diversità. I grandi spettacoli che riempiono le arene e le grandi sale sono una combinazione di nuove e vecchie star della cultura pop, rap, rock-n-roll, country, blues, motown, hip-hop.
Esiste una cultura da bar e da club. C’è una cultura della musica folk con i suoi specifici luoghi di riunione e relativi festivals per blues, bluegrass e contraddanza.
C’è la cultura del ballo sociale con i relativi luoghi ed eventi per tango, swing e salsa. Le orchestre sinfoniche sono sostenute dalle donazioni e dalle concessioni dal governo e sono una fonte di orgoglio civico. I cicli di concerti di musica da camera hanno grande reputazione e contano schiere di abbonati.
Anche l'opera ed il teatro musicale hanno un notevole seguito.

Che influenza ha la musica commerciale?

Si suppone che la musica commerciale abbia un effetto immediato perché deve attrarre immediatamente l’attenzione. Come musicista, sono interessato a ciò che cattura l'attenzione delle persone. Mi piace cominciare e concludere i miei concerti con musica che penso sia particolarmente attraente.
Spesso la musica commerciale è breve perché vuole indirizzare altrove l’attenzione! Anche questo è importante da considerare: se hai catturato l’attenzione di qualcuno intendi trattenerla o spostarla rapidamente altrove?
Se faccio realmente emozionare il pubblico, come lo catturerò ancora, dopo?


Qual è il livello della musica classica? Il suo tipo di diffusione tende a creare un particolare atteggiamento mentale e culturale?

La musica classica è ad un livello molto elevato, le persone si aspettano virtuosismo e perfezione e desiderano essere coinvolte. Si ascoltano le registrazioni dei più grandi esecutori di tutto il mondo, viventi e non, e si assiste alle performance di grandi esecutori locali ed internazionali.
Come artisti si compete con tutti gli altri modi che il pubblico ha trovato per godere della musica, cioè l'altra musica dal vivo, quella registrata, la radio, la televisione e il cinema.
Il modo in cui il mondo della musica classica si focalizza su un elitario gruppo di virtuosi scoraggia qualche persona dall’avvicinarsi alla musica come partecipante, perché si pensa ai musicisti classici come ad esperti che hanno cominciato come bambini prodigio e che posseggono un particolare gene musicale.
Questo modo di pensare si applica anche al godimento della musica classica: le persone pensano di non poterla apprezzare perché richiede una conoscenza e una preparazione speciali senza le quali la troverebbero noiosa e incomprensibile.
L’ascolto di registrazioni di musica classica può essere ingannevole, l'autoradio non riproduce fedelmente il suono di un'orchestra, o di un grande vocalist, o il suono della chitarra!
Quando la gente ottiene una possibilità di ascoltare musica classica dal vivo, a volte resta sorpresa!
Chi ama questo genere dal vivo può trovare l'abbondanza! Nella zona dell’Albany in agosto si può andare a Tanglewood o al Saratoga Performing Arts Center o a Glimmerglass Opera e assistere a incredibili performance.

E per quanto riguarda la chitarra classica? Fa fatica ad emergere?

La chitarra solista non è molto presente nella cultura tradizionale, non esiste oggi una “superstar” come Andres Segovia.
Quest’anno David Russell ha vinto un Grammy Award, forse oggi è il solista più affermato.
I LAGQ ed il duo Assad sono esecutori molto popolari, suonano in luoghi prestigiosi e vengono trasmessi spesso per radio. La chitarra è amata dagli Americani ma non ci sono chitarristi classici i cui i nomi sono conosciuti in ogni famiglia.

Quanto è presente la chitarra nelle stagioni concertistiche?

La chitarra classica è prevista occasionalmente in importanti cicli di concerto. Circa una volta ogni cinque anni l'Albany Symphony Orchestra include tra gli altri un concerto di chitarra e di tanto in tanto la Music Hall della Banca di Risparmio di Troy fa la stessa cosa. In questa Hall hanno suonato i LAGQ, Sharon Isbin, Julian Bream Christopher Parkening.
Il liutista Hopkinson Smith viene ogni anno per suonare al Cooperstown Chamber Festival.
Paul Galbraith viene ogni due anni circa presso l’Hyde Collection in Glens Falls.
Ho contribuito ad organizzare i concerti di chitarra nella zona di Albany dal 1989, compresi i concerti di molti dei vincitori del GFA Solo Competition, di chitarristi di New York City e di artisti internazionali.
Recentemente ho organizzato i concerti di chitarra classica presso la RPI Chapel + Cultural Center. L'ultimo concerto, che risale al febbraio del 2005, è stato tenuto dal chitarrista francese Thibault Cauvin.
Joel Brown, insegnante di chitarra e artista titolare allo Skidmore College in Saratoga Springs, ha presentato in concerto molti grandi chitarristi alla Filene Recital Hall.
Il pubblico di Albany ha cinque o sei occasioni l’ anno di ascoltare e veder suonare grandi chitarristi.

Cosa pensi delle iniziative che inseriscono la chitarra in programmazioni che riguardano anche altri strumenti musicali?

Dal 1998 sono un membro del Monday Musical Club di Albany. Ci sono circa 20 artisti membri di questo club: vocalists, pianisti, organisti, chitarristi ed altri strumentisti. Sono stato ascoltato ed accettato come membro artista del MMC nel 1999.
Per un certo numero di anni sono stato l'unico chitarrista classico nel club. Ciò mi ha reso molto cosciente del mio repertorio.
Desidero fare un nuovo repertorio ogni stagione e desidero materiale che si confronti favorevolmente con il pianoforte, l'organo ed la musica vocale degli altri artisti membri.
Per inserirsi nella programmazione di questo club, un chitarrista deve suonare tutti i movimenti di una suite, o diversi importanti lavori dello stesso compositore, o un insieme di brani con una solida integrità tematica cioè qualcosa di musicalmente sostanzioso per un pubblico specializzato.

Come si pone il musicista Americano rispetto alla propria cultura? Tende a creare nuovi modelli o a cercarne altri già esistenti?

La chitarra classica occupa un piccolo posticino nel mondo della musica classica nordamericana. I chitarristi stanno provando a suonare con altri strumentisti e vocalisti per ampliare il repertorio che includa la chitarra. Sempre più chitarristi compongono e arrangiano musica.

Come si pone, invece, rispetto alla cultura europea?

I grandi insegnanti dell’Europa e del Sud America vengono regolarmente ai festivals ed ai workshop del Nord America, hanno impieghi ed insegnano nei College Americani.
Il chitarrista classico Americano è convinto di trarre beneficio dallo scambio internazionale di idee sulle performance della chitarra e da una tradizione concertistica che attinge da radici europee: Sor, Aguado, Carcassi, Tarrega, Llobet ed altri. Per il proprio repertorio, il chitarrista Americano desidera usufruire di questo grande repertorio europeo.

Volendo riassumere brevemente l’attuale panorama chitarristico del NordAmerica?

Lo studio della chitarra classica è ad un alto livello in America del Nord. I chitarristi dispongono di mezzi meravigliosi: metodi, musica, registrazioni, internet, software di musica ed accesso a grandi insegnanti. Le società chitarristiche e i laboratori estivi forniscono modi per venire a contatto con nuove persone ed imparare di più sulla chitarra.

Ritieni che esista una “cultura americana” della chitarra?

I nuovi musicisti sono attratti dalla chitarra elettrica o da quella con corde in acciaio che qualche volta li conduce alla chitarra classica. Imparano a suonare la chitarra per divertimento! Suonano jazz, rock, blues, bluegrass e altra musica. Nessuno è stato costretto mai a esercitarsi! La “cultura chitarristica” americana consiste nel suonare ogni stile o fusione di stili possibili e immaginabili.

L’attuale realtà chitarristica aderisce alle tue aspettative?

A volte sento che il mondo della chitarra non sta andando molto avanti.
Leggo "Soundboard" e "Guitar Rewiew", seguo il worldguitarist.com ed il website di GFA ed a volte non scopro niente di entusiasmante.
Ma quando viaggio per festivals e workshop e vengo a contatto con nuovi chitarristi e nuova musica ritrovo entusiasmo. La lettura dei magazines e la navigazione del web non sostituiscono l’uscire e il trovarsi a contatto con altri chitarristi ed avvertire il loro amore ed entusiasmo per la chitarra.

Ti occupi anche di didattica?

I miei obiettivi sono quelli di suonare come solista, con la violoncellista Lisa Nielson (come Spiral Duo) e con lo Spiral Ensemble, presentare performance di altri artisti e registrare musica. Non insegno chitarra, ma seguo alcuni giovani chitarristi e provo ad aiutare quelli che cercano la mia assistenza. In avvenire insegnerò, perché mi piace lavorare con chitarristi giovani.

L’"allievo ideale” segue oppure interpreta/elabora le indicazioni del maestro?

L’allievo ideale è attento, disteso ed aperto a ricevere suggerimenti e insegnamenti...
L'insegnante ideale trova parecchi modi per spiegare e verifica che il messaggio sia stato ricevuto. In realtà l'allievo non interpreta e non elabora, piuttosto afferra.

Quali qualità, interiori e non, ritieni imprescindibili nell’apprendimento?

Per imparare, uno deve concentrarsi e lavorare sui punti trattabili delle varie informazioni e mansioni. A livello interiore una persona deve rinnovarsi, avere un obiettivo ed un buon programma.
Un esempio potrebbe essere il lavorare alla diteggiatura della prima pagina di un brano, con l’obiettivo di non fare confusione circa ogni dito della mano sinistra...
A livello esterno ci deve essere un posto calmo, adatto allo studio, con il giusto occorrente alla mano: chitarra, musica, leggio, matita, taccuino, ecc... Un allievo dovrebbe programmare il proprio tempo di pratica e provare a renderlo il più utile possibile.

Come si fa ad essere costanti nello studio considerando che il percorso è molto lungo e coincide inevitabilmente con alti e bassi anche nella vita?

Se una persona apprezza il tempo che dedica alla pratica strumentale, divide il suo amore per la chitarra con la gente e continua a muoversi in avanti con l’obiettivo di imparare, allora la chitarra e la musica diventano amici per la vita e aiutano attraverso gli alti e bassi.


Spiral Ensemble

Ti sei cimentato anche nel campo della composizione
Ho creato arrangiamenti per diversi anni e ho voluto farne di nuovi  io stesso per il gruppo di persone con cui lavoro; sono felice di averlo fatto. Pensavo di non essere capace di scrivere musica e che non avrei potuto farlo bene. Il mio Ensemble e gli arrangiamenti sono stati ben accolti ma so che soltanto una parte di questo successo è dovuta ai miei arrangiamenti, il resto è dovuto al meraviglioso gruppo di musicisti con cui collaboro.


Cosa pensi della musica d’insieme?

In ensemble si avverte un’esaltazione dell'arte musicale. Uno più uno può essere uguale a molto più di due. La melodia, l'accompagnamento, i ritmi, le armonie e le dinamiche possono essere realizzate in modi più grandi e profondi.
Lavorare con altri strumentisti e vocalisti è molto emozionante!
Il chitarrista che lavora con altri strumentisti e vocalisti deve imparare ed assimilare esattamente il materiale oltre a conoscere le parti degli altri musicisti, essere consapevole di cosa dovrebbe avere la più alta priorità nelle intenzioni del compositore e nelle sfumature della musica.
È meraviglioso quando tutti i partecipanti sono preparati, entusiasti, pronti a scambiare idee e cercano modi diversi di avvicinarsi alla musica. Se oltre a questo ogni musicista prova rispetto, ammirazione e cura per gli altri, allora è davvero l’ideale, una persona è curata per sempre!

Nel 2006 suonerai a Legnano. Sei già stato in Italia?

No, questa sarà la mia prima volta. Sono molto entusiasta di venire a Legnano. Da alcuni anni sono amico del chitarrista Marcos Vinicius ed avrò un'occasione per incontrarlo, suonare e vedere qualcosa dell'Italia.
Il mio concerto in Legnano sarà in duo con la violoncellista Lisa Nielson e comprenderà alcuni dei miei arrangiamenti.

Puoi anticiparci il programma che eseguirete?

Certamente! Il programma comprende musiche composte da autori moderni di diversa provenienza.
Eseguiremo
- i Quatre Pieces Intimes di Dusan Bogdanovic
- un brano per chitarra sola intitolato Caposaldo, del compositore Paolo Musazzi
- i miei arrangiamenti di Verano Porteno e Milonga del Angel di Astor Piazzolla

- Nuevos Araigos
e Al Peregrino dell’argentino Jose Luis Merlin
- Red Moon
dello statunitense David Leisner
- Brazil
e Reflexoes No. 6 del boliviano Jaime M. Zenamon.

In generale è l’artista che influisce sul pubblico o il pubblico che influisce sull’artista?

La musica viene dal profondo dell'artista e fuori dall’audience. La reazione del pubblico deve essere l’apprezzamento di quanto si è dato e la richiesta di averne ancora! Se la reazione non è quella, l'artista deve riflettere e “aggiustare” qualcosa.
Forse l'artista deve suonare in modo più incisivo, forse l’interpretazione musicale dev’essere maggiormente drammatizzata.
Artista e pubblico interagiscono e questo influenza la performance. L'artista deve sapere come rispondere in questo tipo di situazione. Deve sapere come ottenere l’attenzione del pubblico e come metterlo a proprio agio così che possa gioire della performance. Il pubblico si adatta alla situazione.
Per una chitarra classica non amplificata il pubblico dev’essere molto calmo e attento.

A proposito di questo, cosa pensi dell’amplificazione delle chitarre classiche?

Ho un Fishman Loudbox. Quando suono in quartetto o quintetto, io amplifico. Se suono per il tango danzato, amplifico. Se sono chiamato a suonare per un evento o in un luogo esterno rumoroso uso un sistema più elaborato. Ma preferisco suonare senza amplificazione il più possibile.

Il carisma e il modo di suonare di un artista possono influire sul pubblico superando le barriere dell’individualità e le differenze tra le persone?

Il carisma dell'artista genera l'interesse. Il pubblico desidera avvertire la magia, essere coinvolto come in un viaggio. È così che le barriere vengono superate: il pubblico comincia a credere nella magia ed il musicista crede di poter fare la magia Quando il pubblico sente che l'artista sta coinvolgendolo in un viaggio magico e spirituale, allora si crea un legame speciale tra i partecipanti: tutti sentiamo di essere testimoni di quanto la vita possa essere bella.

E, al contrario, il pubblico può influire sugli esecutori?

Il pubblico può generare facilità e benevolenza oppure tensione. Il pubblico può aiutare l’artista a distendersi e a suonare ad un livello elevato. Quando è critico può intimidire l’artista ed indurlo ad avere dubbi su se stesso. Se un artista comincia ad avvertire timore e insicurezza, questo può influire negativamente sugli altri esecutori.

Credi che l’offerta sia adeguata rispetto a quello che il pubblico desidera? Cosa pensi che il pubblico desideri ascoltare oggi?

Non necessariamente il pubblico sa cosa desidera. Il pubblico risponde ad un carisma artistico, ad un coraggio e ad una scelta del materiale proposto. Il pubblico risponde meglio inizialmente alla musica tonale e romantica, ma desidera essere stimolato costantemente.
Reagirà bene a cambiamenti o a materiale dissonante se questo è suonato con convinzione ed energia ed è alternato con musica più familiare. Il pubblico desidera la varietà, di sentire qualcosa di eccezionale ed insolito, ma desidera anche riconoscere l'artista o ricevere uno stimolo che dia un motivo per andare ad un concerto.
I manager di concerti devono capire che tipo di programmi hanno una buona riuscita ed eviteranno quelli che pensano non riusciranno. In questo modo il pubblico ottiene ciò che desidera. Dobbiamo convincerlo che desidera il programma che proponiamo.

Che effetto ti fa suonare davanti ad un pubblico poco numeroso?

Se il pubblico ad un concerto è ridotto resto deluso, ma lo vedo come l'occasione per rendere la performance più personale e intima. Registro i miei concerti, così quando il pubblico è poco numeroso c’è la possibilità che la registrazione possa uscire bene. La registrazione può essere utile per ottenere altre opportunità di performance.

Che tipo di contatto cerchi con chi ti ascolta?

Amo suonare per i miei amici ballerini di tango ad Albany. È meraviglioso sentirmi dire dalle persone che amano ballare alla mia musica! Mi piace guardare i danzatori ma è un’impresa suonare e guardare allo stesso tempo!
Quando ho chitarristi come ascoltatori amo che mi chiedano dove possono trovare la musica, perché desiderano imparare ciò che ho appena suonato.
Amo quando qualcuno mi dice di amare il suono della mia chitarra o mi chiede di ritornare presto.

In America si usa fare spettacolo una volta in scena? Quali sono le modalità seguite dall’artista sul palco?

Una volta sullo stage, l'americano gradisce entrare nel carattere della parte e comincia a suonare subito.
Per la musica classica i musicisti si vestono formalmente e vengono accesi dei faretti per mettere in luce l'esecutore. I fiori e le piante sul palco sono usati a volte per migliorare l'ambiente e accrescere la formalità dell'evento. Dopo aver suonato il primo set di brani, l'esecutore può parlare al pubblico, ri-accordare la chitarra ed entrare nel carattere dei brani successivi.
I concerti hanno solitamente un intervallo. Alla fine l’esecutore ringrazia gli sponsor del programma e il pubblico e suona l’ultimo pezzo. Se c’è una standing ovation, l’artista può suonare ancora ma in America non necessariamente ci si aspetta un bis.

Quali sono le qualità senza la quali per te è impensabile essere un musicista?

Per diventare un musicista uno deve:
1. amare fanaticamente la musica;
2. amare la pratica e la ricerca tanto quanto il suonare in performance;
3. superare il timore di trovarsi di fronte ad un pubblico.
Per essere un musicista è necessario non poter assolutamente immaginare sé stessi di fermarsi come musicista.

In cosa consiste per te una sfida in campo artistico? E in campo personale?

Una sfida artistica è un qualcosa di intrapreso perché pensi che sia la tappa successiva del tuo sviluppo come artista, è la tua esigenza… Potrebbe essere una registrazione, l’organizzazione di un concerto o la creazione di un arrangiamento.
Nella sfera personale, la sfida sta nel vivere una vita basata sulle proprie sensibilità e convinzioni. Nel conoscersi e proiettare la propria vita verso l'esterno, basandola sui propri ideali ed essere in grado di cambiare e consolidare la propria vita come artista.

È possibile, secondo te, definire un vero artista?

Essere "veri" è molto difficile. Abbiamo molti ruoli nelle nostre vite e a volte quello che siamo realmente è nascosto o sommerso.
Dobbiamo distinguere: cosa sento realmente? Ho paura di esprimerlo? Se esprimo le mie reali sensazioni, temo che le persone non le gradiranno? Essere un artista è essere creativi verso il nostro vero essere. Dobbiamo sostenere e incoraggiare ognuno a fare questo.

Si può essere un grande artista e una persona pessima? Si può essere una grande persona e un pessimo artista?

Un grande artista potrebbe esprimere sensazioni e idee che le persone non desiderano ascoltare. Potrebbero pensare che sono espresse male, in modo inadeguato.
Ma un artista non è una "cattiva persona" per il fatto di esprimere qualcosa di discutibile. Potrebbe esserci un artista che vive una vita che è irrispettosa verso se stesso e gli altri, priva di ideali e valori?
Non so, ma quella sarebbe una vita orribile! Certo anche gli artisti possono perdere la propria strada, diventare avidi e cercare cose sbagliate come l’autodistruzione o il successo a scapito degli altri…

Guardando le cose da una prospettiva più ampia: può l’artista sopravvivere nell’attuale società americana? In che modo?

Penso che la gente occupi sé stessa con mansioni, attività e distrazioni e non si chieda abbastanza spesso: "che cosa è vero?" e: "qual è l’ideale che sto tentando di raggiungere?". L'arte sopravvivrà soltanto se i futuri artisti saranno ispirati da ciò che è reale, bello e vero.

 
 
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