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Intervista con NAZZARENO MASSIMILIANI

di Adriana Tessier - maggio 2004

Nazzareno Massimiliani, non solo liutaio

Non solo chitarrista e non solo liutaio.
Della chitarra, Nazzareno Massimiliani è interprete, didatta, studioso, artigiano - nel senso migliore del termine - acuto indagatore e grande appassionato.

L'elemento aria risulta essere dominante nel suo tema natale e questo spiega, da un punto di vista astrologico, lo spaziare tra interessi diversi e una profonda ricerca di equilibrio, forma ed armonia, dettati da un insolitamente espansivo Sole in Bilancia e stuzzicati da una Luna in Acquario futurista e comunicativa.

Nato nel 1957, Nazzareno Massimiliani ha iniziato a studiare la chitarra ("seriamente", come lui stesso tiene a precisare) intorno ai 22 anni, conseguendo il diploma nel 1992, presso il conservatorio G.B.Martini di Bologna. Costruisce le sue chitarre senza fretta, con cura, competenza, maestria, attenzione al dettaglio e certamente grande passione.

Tutto ebbe inizio quando cominciò a frequentare la bottega dal M° liutaio Ermanno Squilla, di Alatri, al quale si era rivolto per la costruzione di una chitarra artigianale. L'incontro con lo stesso si sarebbe in seguito rivelato molto importante, non solo per la grande esperienza trasmessagli dal Maestro ma anche in quanto "attivatore" della curiosità e della ricerca di forma e di espressività che il giovane Nazzareno avrebbe successivamente maturato con il tempo. Nel corso degli anni, Massimiliani ha continuato a dedicarsi alla costruzione di chitarre e all'affascinante mondo della liuteria, seguendo, inoltre, il corso di liuteria chitarristica tenuto nel 1995 dal M° Luciano Lovadina, presso l'Arts Academy di Roma.

Per la costruzione delle sue chitarre, Nazzareno Massimiliani usa di solito il palissandro indiano per la cassa e l'abete per la tavola armonica, cercando un suono caldo e presente, bassi profondi ma nitidi, cantini rotondi e durevoli... Insomma una bella sfida, affrontata certamente con altissime probabilità di successo se consideriamo che attualmente diversi chitarristi di ottimo livello hanno scelto di suonare le sue chitarre.

Come espositore, Nazzareno Massimiliani ha partecipato a diverse mostre di liuteria, tra le quali quelle di Vicenza, Mottola, Monopoli, Roma e Viterbo.
Durante l'anno accademico 2003/2004, gli allievi della classe di chitarra del Conservatorio di Frosinone hanno potuto seguire un suo interessantissimo quanto utile corso su temi riguardanti la fisica acustica degli strumenti musicali in generale e della chitarra in particolare, l'organologia, l'evoluzione e le fasi costruttive della chitarra classica.

 

È piuttosto infrequente incontrare un liutaio che suona perfettamente la chitarra. Si direbbe che questo strumento ti abbia appassionato da tutti i punti di vista…Come e perché hai iniziato?

Ti ringrazio del "perfettamente", magari! È vero, penso di poter definire la chitarra il mezzo attraverso il quale due degli aspetti principali della mia personalità, il fare e lo speculare, si sono riuniti in una felice sintesi.

Ho iniziato quando, intorno ai 25 anni di età, ho sentito la necessità di avere una chitarra migliore di quella di serie industriale allora in mio possesso. Chiedendo in giro venni a sapere che ad Alatri, un paese molto vicino a Frosinone, noto, tra l'altro, per l'acropoli e le mura ciclopiche, c'era un artigiano che costruiva strumenti musicali, chitarre soprattutto.
Mi recai ad Alatri e conobbi il M° Ermanno Squilla (scomparso da pochissimi mesi) che mi accolse nel suo laboratorio e mi permise di frequentarlo, si instaurò tra noi un'amicizia e così, invece di acquistare una sua chitarra, molto generosamente, mi guidò a costruirne una.

Quale di queste due attività prediligi?

Oscillo fra entrambe seguendo a volte il... richiamo più forte, altre, gli impegni prese o le scadenze ma a conti fatti, nel mio duplice rapporto con la chitarra, il tempo maggiore lo prende la costruzione.

Quanto contano istinto e sensorialità, preparazione e tecnica nella costruzione di uno strumento?

A mio avviso, uno strumento musicale è un prodotto speciale per via delle emozioni che suscita in chi lo suona e in chi lo ascolta; tale specialità lo eleva rispetto a tanti altri prodotti del genio umano, pertanto, gli aspetti intuitivi legati alla sonorità dello strumento e alle sue capacità evocative, sono in un certo senso "necessari" in chi lo realizza ma, indiscutibilmente, sono la preparazione e la padronanza della tecnica costruttiva che permettono l'ottenimento dei migliori risultati.
Nel momento costruttivo il solo istinto può condurre a risultati disastrosi, e anche l'intuizione più felice è tale solo se, fosse pure per caso, è corrispondente alle leggi meccanico-acusticihe alle quali gli strumenti musicali obbediscono.

Ti piace respirare l'odore del legno e delle vernici?

Quello del legno sicuramente, di quello delle vernici, per quanto io usi soprattutto soluzioni alcoliche, non posso dire altrettanto.

Che tipo di legni e colori sonori prediligi?

Uso comunemente palissandro indiano (Dalbergia latifolia) per la cassa, mogano per il manico, ebano per la tastiera; per la tavola armonica prediligo l'abete ma uso, talvolta, anche il cedro.
Il suono lo concepisco caldo e presente, la profondità dei bassi non deve sminuirne il nitore e il suono dei cantini non deve risultare aspro e "metallico" ma rotondo e, quanto più possibile, durevole.

Quando inizi a costruire una chitarra sai già che tipo di risultato sonoro otterrai?

Al 90% sì. I progetti che seguo sono definiti e i risultati omogenei; mi lascio però sempre un piccolo margine di "improvvisazione" per far sì che le osservazioni sui materiali e sul loro comportamento in fase di assemblaggio possano trovare la migliore risposta, ai fini del raggiungimento del risultato sonoro voluto, attraverso piccoli scostamenti dal progetto base.

Quanto trasferisci di te stesso sullo strumento che ti accingi a realizzare?

Eseguo strumenti su ordinazione ma anche e direi soprattutto per me stesso (anche se poi accade che trovo sempre qualcuno che se ne invaghisce e io non ho mai uno strumento "mio" definitivo!); in entrambi i casi l'impegno e la tensione al miglior risultato sono identici e non sono per niente rari i momenti in cui anche fuori dal laboratorio il pensiero è rivolto all'opera in corso.

Quando ti viene chiesto di costruire una chitarra, fino a che punto riesci a scendere a compromessi con le esigenze del committente?

Fortunatamente, finora, non è mai accaduto che le richieste dei committenti si siano allontanate troppo dalla mia offerta, in ogni caso non sono e non mi sento obbligato ad esaudire richieste particolari che non mi facciano scattare la molla della curiosità e della sfida alle quali mi sento incline.

In che misura la tua soddisfazione è legata a quella di chi suonerà un tuo strumento?

Totale, sia per le aspettative di chi me lo richiede, sia per motivi di elementare orgoglio personale, inoltre, il chitarrista suonerà certamente pezzi che io non eseguo o non conosco, così, il fatto che lo faccia con un mio strumento mi fa pensare di essere, in una certa misura, co-esecutore!

Quali sensazioni hai provato quando hai sentito per la prima volta una tua chitarra suonata da un altro?

Sicuramente ho provato e sentito più cose di quante effettivamente ve ne fossero su tutto, la certezza che il percorso intrapreso sarebbe proseguito.

Hai riscontrato aderenza tra il suono che immaginavi e quello che effettivamente è scaturito?

Primi strumenti a parte, direi sostanzialmente di sì

Diversi chitarristi affermati hanno optato per le tue chitarre...

Il maestro Eugenio Becherucci, con il quale ho studiato e di cui ammiro, tra l'altro, la profonda poetica musicale, suona e tiene concerti anche con una mia chitarra ed inoltre l'ha usata più di una volta per la sala d'incisione!

In cosa le tue chitarre sono innovative?

Credo che i processi evolutivi in genere, tra i quali rientra anche quello che riguarda la chitarra così com'è ora, avanzino con gradualità; ogni tanto si verifica qualche improvvisa accelerazione ma tutti siamo inevitabilmente debitori verso chi ci ha preceduto. Possiamo però sicuramente dire che ciò che Torres ha intuito e realizzato circa un secolo e mezzo fa, costituisce una tappa evolutiva molto importante (le catene a ventaglio, l'aumento delle dimensioni del corpo dello strumento) ed è ancora molto presente in quasi tutta la produzione di strumenti; da questo molti, me compreso, hanno derogato in varia misura senza però mettere sostanzialmente in discussione quel riferimento.
Un piccolo, ma per me significativo, elemento innovativo personale è legato alla forma del ponticello: a parità di peso e dimensioni, ho distribuito le masse in modo tale da ottenere una sorta di "profilo alare" che rende il ponticello più resistente alla flessione e di conseguenza alla deformazione determinata dalla pressione delle corde, limitando l'affossamento della tavola armonica nella zona che va dalla buca al ponticello stesso e distribuendo, a mio avviso meglio, su quest'ultima l'energia elastica trasmessa dalle corde.

Attualmente quanto sei vicino al tuo ideale di chitarra?

Se faccio riferimento allo standard attuale, insomma, a ciò che si può mediamente pretendere oggi da una chitarra, mi ritengo abbastanza soddisfatto del risultato che ottengo, se penso invece a quello che mi piacerebbe "trovare" ci allontaniamo da questa soglia.
Mi piacerebbe che la chitarra avesse la possibilità, soprattutto in relazione al dialogo musicale con gli altri strumenti, di "alzare la voce" senza perdere nessuna delle sue caratteristiche timbriche ed estetiche e ciò, nonostante i notevoli progressi compiuti, è ancora di là da venire, ma in tanti siamo i Paracelso alla ricerca della chitarra filosofale...

Secondo te uno strumento musicale è un mezzo che consente ad un musicista di esprimersi, o può anche ispirare l'espressività dell'artista stesso?

Penso che esistano delle affinità osmotiche tra la natura del musicista e le possibilità idiomatiche ed espressive insite nello strumento e che queste possibilità si rivelino al musicista tanto più compiutamente quanto più sono presenti tali affinità

Da questo punto di vista, il costruire uno strumento somiglia di più al creare o all'interpretare musica?

Mi piace pensare che la realizzazione di uno strumento costituisca la possibilità di far sentire una nuova voce, non importa che interpreti o crei.

Come persona, liutaio e chitarrista senti più fortemente l'esigenza di creare o quella di trasmettere?

Ho le mie brave fasi non necessariamente sempre rigidamente ordinate in successione; l'istinto del fare è sempre così forte che spesso mi fa sentire... inadempiente, così come se un brano mi chiama vedo di suonarlo.

Quando si crea una musica, questa può continuare ad appartenerci perché "riproducibile" per sempre, anche se ogni volta in modo diverso. Non si può dire lo stesso di un quadro, per esempio, né tanto meno di uno strumento musicale, in quanto legati ad una dimensione meno eterea. Come riesci a staccarti da uno strumento che hai creato?

Me lo chiedo anch'io! La risposta sta forse nel fatto che io non mi reputo un uomo geloso e possessivo. Pur trasferendo tanto del mio tempo e della mia affettività sulla costruzione di uno strumento, sento che esso non mi appartiene totalmente solo per il fatto di averlo realizzato e osservo anche che spesso finisce in mani migliori delle mie; inoltre, a ben vedere, il fatto di restare senza chitarra è il modo sicuro per farne delle altre!

Quali sono i più comuni errori nella manutenzione di una chitarra?

La variazione sconsiderata della distanza delle corde dalla tastiera, la limatura della sede delle corde sul capotasto, la... sistemazione dei tasti, certi incollaggi con l'Attak! Cose fatte sicuramente con le migliori intenzioni e con il genuino desiderio di prendersi cura personalmente del proprio strumento, spesso però il risultato è opposto a quanto desiderato.

Qualche consiglio sulle cose da valutare nella scelta di una chitarra…

Credo che prima di tutto occorra aver sviluppato una propria idea del suono che si vuole produrre, con questa capacità la scelta può essere più facile. Consiglio anche di osservare anche la fattura e la cura del particolare, l'aspetto del legno può fuorviare (non sempre quello più bello produce il suono migliore), fare attenzione poi alla maneggevolezza e anche a come il suo suono ci arriva standone a distanza, quindi, farla suonare anche da un buon chitarrista e ascoltarlo un pò!

Hai mai pensato di costruire uno strumento inimmaginabile perché inesistente? Se si, a quali materiali hai pensato?

Altroché! Qualcosa ho anche realizzato ma solo per osservare il comportamento di alcune parti. Ho in testa poi un paio di progetti che vorrei realizzare al più presto con lo scopo di verificare i miglioramenti immaginati; i materiali però non sono diversi dai soliti, non riesco a pensare uno strumento che non sia di legno.

Quali sono, in Italia, i percorsi formativi per chi desideri intraprendere la professione di liutaio?

Oltre all'ottima Scuola Civica di Milano, non conosco altre istituzioni. A Cremona nella bottega di Giobatta Morassi ho visto gente di diverse parti del mondo che era lì per imparare; in definitiva credo che il percorso più battuto sia di questo tipo: una bottega e un Maestro.

Qual è la situazione attuale nella liuteria chitarristica italiana? Parteciperai prossimamente a qualche manifestazione di liuteria?

Il prossimo 18 settembre sarò ospite con i due nuovi strumenti che sto costruendo, alla mostra di liuteria nell'ambito dell'XI Stagione di "Musica al Nuovo" promossa dalla "St'Em" (Sant'Eustorgio musica) associazione culturale di Arcore (MI).
Le mostre sono sempre un importante momento di confronto con i colleghi, per scambiarsi opinioni, valutazioni e, soprattutto, rivedersi e fare sempre qualche nuova conoscenza.
Il livello della produzione è generalmente molto buono e non teme paragoni neanche con la più blasonata liuteria spagnola; inoltre è di una varietà incoraggiante, sì incoraggiante poiché è positiva, a mio avviso, la continua tensione presente nella ricerca tesa al miglioramento e al perfezionamento del nostro strumento.
Nella costruzione del violino e simili, sembra che i livelli dei maestri del passato (Amati, Guarneri, Stradivari) siano da considerarsi irraggiungibili, sicché un eccellente liutaio moderno è (ingiustamente dico io) come offuscato dal mito di quei superbi artigiani; è vero però che il violino è uno degli strumenti tra i più perfetti e che poco o niente vi sia ancora da migliorare.
Nella chitarra è diverso, ognuno può ancora sperare di poter modificare o perfezionare ciascuno degli elementi che la costituiscono e questa è una condizione che scatena molti entusiasmi: sarà per questo, forse, che pur avendo cominciato a studiare la tecnica costruttiva del violino e avendo il materiale per realizzarlo, ancora non mi sento "chiamato" a farlo. Ovviamente, non sto dicendo che costruire un buon violino sia un gioco da ragazzi, tutt'altro, per me però è molto più stimolante il clima che si crea quando inizio una nuova chitarra.

L'attività di liutaio ti porta di volta in volta ad indirizzare l'attenzione su un singolo strumento e, forse, a relazionarti prevalentemente con solisti... Cosa pensi della musica d'insieme?

Molto spesso, purtroppo, il chitarrista è una figura solitaria; la pratica della musica d'insieme, con o senza chitarra, nella città in cui vivo è poco sviluppata e forse non se ne sente l'esigenza; per rispondere però alla tua domanda ti dirò che da diversi anni sono tra i bassi del Coro Sinfonico del Conservatorio di Musica "L. Refice" di Frosinone, con il quale eseguiamo perlopiù musica sacra, e che questo è un modo meraviglioso di fare musica d'insieme.

Come impegni il tempo che non dedichi alla musica?

La sera amo uscire, andare al cinema e incontrare gli amici; in casa abbiamo scelto di non installare il televisore, ci piace di più la vita a dimensione sociale. La domenica mi alzo presto, come sempre, e spessissimo, con gli scarponi ai piedi e lo zaino in spalla, vado a fare lunghe escursioni in montagna... D'inverno niente e nessuno può impedirmi di andare sulla neve e di gareggiare con gli amici, fino allo sfinimento fisico, nello sci di fondo, lo sport che più amo praticare.


 
 
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