MASTERCLASS CON LEO BROUWER - Latina, 10 e 11 aprile 2010

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Marcos Vinicius - Viola... violar

di Adriana Tessier - Marzo 2007

www.marcosvinicius.it

La Bottega Discantica
Via Mirone, 5 - Milano

Anno: 2007

T.T. 47' 18"

Viola… Violar

Ary Barroso
(1903-1964)

 

No Rancho Fundo
Samba cançao [* °]

Paulinho Nogueira (1929-2003)
  Bachianinha n. 1
Folclore Brasileiro
  A Casinha Pequeninha (Modinha) [°]

Catulo da Paixao Cearense
(1863-1946)

 

Luar do Sertao
(Seresta) [°]

Luiz Bonfá
(1922-2001)
  Manha de Carnaval
Alexandre Pilo
(1955)
  Petite Valse
Radamés Gnattali (1906-1988)
  Estudo n. 1
Waldir Azevedo
(1923-1980)
  Pedacinho do Ceu [°]
Joao Chaves
(1910)
  Amo-te muito (Seresta)
Egberto Gismonti (1947)
  Palhaço [* °]
Augusto Anibal Sardinha
(1915- 1955)
  Gente Humilde
Baden Powell
(1937-2000)
  Valsa sem Nome
Carlos Alberto Pinto Fonseca
(1933-2006)
  Estudo n.3
Vinicius de Moraes (1913-1980)
  Serenata do Adeus [°]
João de Aquino Monteiro
(1949)
  Viagem
Nilton Rangel-Joao Lira (1949)
 

Pedra Terra (Baiao) [°]

[°] arrangiamento di Marcos Vinicius

[*]
due chitarre

"Viola... violar "

Marcos Vinicius

Esiste un Brasile che possiede un’incredibile forza espressiva che non sempre si avvale di colori forti e ritmi ballabili.
È un Brasile un po’ sommerso, da cercare e scoprire come un diamante grezzo o come un tesoro in fondo al mare, capace di rapire per la freschezza e la limpidezza nostalgica delle sue melodie, per l’essenzialità delle armonie e per la sua liricità sempre così intensa eppure così lieve.

È il Brasile di Viola… violar, quello a cui Marcos Vinicius dedica questa sua sesta realizzazione discografica, essenza di un sentire che si esprime con lo strumento che meglio può assecondarne le infinite sfumature: la viola, così come in quei luoghi viene definita la “versione popolare” della nostra chitarra.

Il Cd è un omaggio alle sonorità e agli stili della tradizione popolare brasiliana, felice e straordinario incontro di talenti di estrazione sia colta che popolare.

Gli autori delle musiche scelte sono tra i più rappresentativi della MPB (musica popolare brasiliana) di ben quattro decenni (anni ’40-’70), durante i quali si è verificata una costante e significativa evoluzione qualitativa legata alle profonde trasformazioni sia sociali che culturali del Brasile stesso.

L’album, di rilevante efficacia estetica e documentale, supera i filtri di un esotismo fine a se stesso e risulta maggiormente contestualizzato rispetto a quelli precedenti, riflettendo una scelta non solo dettata da ricerca intellettuale e trasporto affettivo ma anche coerente con un coraggioso progetto musicale non nuovo per Marcos Vinicius: il recupero di un repertorio originale d’indubbia densità espressiva, che rischia di essere ingiustamente sminuito o dimenticato a causa della difficoltà della tradizione stessa di coesistere insieme a forme nuove o più commerciali, oltre che al non agevole superamento degli ostacoli rappresentati dalle barriere culturali europee.

L’espressione Viola… Violar, “suonare la viola”, indica la spontaneità di approccio alla musica che caratterizza i contesti più semplici del Brasile, la naturalezza che trasforma il suonare in un momento di comunicazione pura, in uno scambio autentico di emozioni e di bellezza.

Il titolo del CD sottolinea dunque una scelta interpretativa antiaccademica, che privilegia l’aspetto comunicativo ed emozionale, muovendosi verso nuovi ambiti sonori e viaggiando oltre i limiti imposti da rigidi intellettualismi, senza però rinunciare all’uso di una tecnica brillante e dei mezzi propri di una solida e ben strutturata formazione classica.

Modinhas, serestas, choros, valses e ritmi baião si susseguono in un’alternanza di elementi caratterizzanti: dalla saudade della celeberrima Manha do Carnaval di Luiz Bonfà o della Valsa sem Nome di Baden Powell, all’introspezione del più noto dei choros di Aníbal Augusto Sardinha, Gente Humilde; dalla commovente intensità di Palhaço di Egberto Gismonti al fascino evocativo di Luar do sertão di Catulo da Paixão Cearense, la cui sonorità rende quasi reale l’immagine della luna immensa che splende nelle zone interne e più aride del Brasile…

Interprete fantasioso di libere reinvenzioni, Marcos Vinicius presenta una cantabilissima versione strumentale dei brani - in qualche caso arricchita dalla sovrapposizione di una seconda chitarra elaborata e suonata dallo stesso Marcos Vinicius - che esprime il forte slancio esplorativo e il carattere più personale del “chitarrismo” di questo artista: eclettico nella mescolanza di generi e stili, coerente nel bilanciamento tra rigore e trasgressione, in costante dialogo con la tradizione classica e con le proprie radici culturali ma soprattutto pervaso da una sensibilità raffinata e da una fresca vitalità.

Viola… Violar è il canto dell’altro Brasile, quello meno appariscente e più autentico, fatto di fonti ricchissime e artisti ispirati, di istintività e passione, di profondità e comunicazione spontanea.

Ancora una volta, Marcos Vinicius affascina con un cd di echi, colori, incanto, ironia, virtuosismo e sinuosità… di musica che arriva dritta al cuore.

 NOTE SINTETICHE SU CONTESTO, AUTORI E BRANI

 ARY BARROSO
(1903-1964)
No rancho fundo

Conoscere Ary Evangelista Barroso significa conoscere un po’ della storia della musica del Brasile. Fu senza dubbio il compositore brasiliano più noto all’estero ed uno dei maggiori rappresentanti della generazione di sambisti che gettò le basi della Musica Popolare Brasiliana (MPB) durante la seconda metà del ‘900.
Pianista e compositore di spirito inquieto, dotato di talento straordinario, fu sempre in prima linea nella promozione della musica brasiliana e si dedicò a moltissime attività tra cui radio, giornalismo, televisione, umorismo e politica.
Il brano No rancho fundo, dedicato alla cantante Elisa Coelho, fu scritto nel 1930 per la rivista teatrale É do Outro Mundo, di José Carlos de Brito Cunha e Margarida Max.
Le liriche del brano, il cui titolo originario era Esse Mulato Vai Sê Meu (meglio conosciuto come “Na grota funda”) erano dello stesso José Carlos.
Tra gli spettatori che assistettero al debutto della rivista vi fu il giovane Lamartine Babo (attivo compositore e paroliere di grande originalità) che, innamoratosi della melodia, ne riscrisse i versi e ne presentò in seguito una nuova versione dal titolo No rancho fundo.
Nel tempo non è stato del tutto chiarito se Lamartine Babo avesse utilizzato legalmente la musica di Barroso ma resta il fatto che quest’ultimo si convinse del fatto che Lamartine avesse cospirato alle sue spalle per sottrargli i diritti d’autore.
Il notissimo brano è un samba cançao, una forma del samba caratterizzata da una andatura lenta e da una melodia introspettiva e lirica.

 PAULINO NOGUEIRA (1929-2003)
Bachianinha n. 1

Ottimo compositore e arrangiatore, Paulino Nogueira fu un virtuoso del violão, che cominciò a suonare durante l’infanzia. Ricercava assiduamente, e con straordinaria capacità, l’equilibrio perfetto tra melodia, armonia e ritmo ponendo il suo virtuosismo al servizio della musica.
Ricevette le sue influenze maggiori dalla bossa nova, da Bach e da Garoto.
Nel 1969 ideò per se stesso la craviola, uno strumento, in seguito prodotto su larga scala, la cui sonorità mescolava il suono del cravo con quello della viola caipira (da qui il nome).
La Bachianinha n. 1 fu la sua prima composizione ed è ancor oggi un pezzo quasi obbligatorio per chi studia il violão classico.

 CASINHA PEQUENINA (modinha)

Importante espressione poetico-musicale della tematica amorosa, tra i generi più antichi, lirici e sentimentali, la modinha giunse in Brasile all’inizio del XX secolo e fu uno dei primi tipi di composizione urbana. La sua origine non è ancora ben definita ma secondo alcuni studi si localizza nel Brasile coloniale dove entravano in reciproca relazione differenti manifestazioni culturali.
Soave e romantica, quasi sempre chorosa, la modinha è composta generalmente in due parti con predominanza del modo minore e dei tempi binario e quaternario.
La modhina (così definita per distinguerla dalla moda portoghese) ebbe un grande successo verso la fine del ‘700 e questo spinse molti musicisti colti portoghesi a coltivarla e arricchirla con elementi della musica operistica italiana.
Dopo il 1800 la chitarra venne sostituita dal piano, strumento principe nelle case di nobili, e la modinha andò trasformandosi in canzone cameristica o di eventi sociali dell’aristocrazia imperiale.

L’autore del brano "Casinha Pequenina” è a tutt’oggi sconosciuto ma questa modinha figura ancor oggi nel repertorio di numerosi interpreti. Nonostante il successo riscosso nessuno ne ha mai rivendicato la paternità.
Il musicologo Vicente Sales ne attribuisce la creazione a Bernardino Belém de Souza, pianista che suonò per un periodo sulle navi della linea Rio-Manaus, approfittando dei suoi viaggi per divulgare le sue composizioni.
Possibili autori potrebbero essere anche i due attori Leopoldo Fróes e Pedro Augusto. Secondo Íris Fróes, biografa del primo, Leopoldo ricevette da Pedro il testo pronto della "Casinha Pequenina" e ne compose la melodia nel 1902.

 CATULO da PAIXÃO CEARENSE (1863-1946)
Luar do sertão (seresta)

Notissimo poeta e cantore nordestino, Catulo da Paixão Cearense fu in Brasile uno dei pochi poeti popolari che in vita ricevette onori, glorie e il favore del pubblico per l’ampio uso che fece delle sonorità nordestine come base stilizzata per i suoi versi semplici e di grande attrattiva.
Pur essendo essenzialmente un poeta, possedeva una bella voce da baritono e una dizione impeccabile per le quali era molto apprezzato. Catulo si occupò intensamente anche della riabilitazione del violão nei salotti dell’alta società.
Luar do sertão è una toada (composizione poetica concepita per essere cantata) sertaneja tra le più celebri del Brasile e, come la maggioranza delle canzoni che fanno l’apologia della vita campestre, possiede un fascino particolare conferitole dalla semplicità della melodia e dei versi.
Sebbene ne venga difesa con veemenza la paternità di Catulo di Luar do Sertão, pare che egli sia autore soltanto dei versi. La melodia, infatti, sarebbe quella di un tema folcloristico, "É do Maitá", raccolto e poi modificato da Joao Pernambuco.
Uomo umile, di cultura modesta ma di eccezionale talento musicale, Pernambuco imparò a suonare il violão da autodidatta e fu un grande conoscitore del folklore nordestino dal quale trasse e sviluppò moltissimi temi che trasmise, tra gli altri, a Catulo da Paixão Cearense.
Uno di questi fu appunto "É do Maitá" che nella sua elaborazione divenne Engenho de Humaitá e in quella di Catulo divenne Luar do Sertão.
Nella questione dell’attribuzione della paternità del brano, Pernambuco ebbe in Heitor Villa-Lobos ed Henrique Foreis Domingues dei grandi sostenitori che diedero notevole credibilità alla sua rivendicazione
Luar do sertão fu il brano che il tenore messicano Alfonso Ortiz, seguito spontaneamente da una folla di centinaia di persone, intonò durante la cerimonia funebre di Catulo da Paixão Cearense, che si svolse in una serata illuminata da una luna immensa.

 RADAMES GNATTALI (1906-1988)
Estudo n. 1

Primogenito di Adélia Fossati, una pianista discendente da italiani, e di Alessandro Gnattali, un immigrante italiano, Radamés Gnattali fu pianista, arrangiatore, maestro, band-leader, compositore colto e popolare. La grande passione dei suoi genitori per la musica, e in particolare per l’opera, è testimoniata dal fatto che essi diedero ai loro primi tre figli i nomi di personaggi di opere di Giuseppe Verdi: Radamés, Aida e Ernani.
Radamés Gnattali cominciò a studiare pianoforte da piccolo, con la madre - che ne intuì presto la forte inclinazione musicale - e contemporaneamente cominciò anche lo studio del violino. Aveva una eccezionale capacità di lettura e di improvvisazione e già verso i 14 anni frequentava gruppi di seresteiros boemi e di musicisti carnascialeschi. Non potendo in queste occasioni portare il piano, cominciò a suonare il violão e il cavaquinho.
L’opera di Radamés Gnattali rappresenta uno degli esempi migliori di fusione tra choro e jazz ma fu nella musica erudita che egli lasciò la sua firma di grande compositore. Si considerava un musicista neoclassico nazionalista e tra i compositori brasiliani colti fu quello maggiormente prolifico.
Il suo allievo Rafael Rabello lo descriveva come un visionario, un anarchico, affermando che Gnattali fece con il folclore brasiliano urbano ciò che Villa Lobos fece con il folclore brasiliano rurale, cioè più o meno quello che George Gershwin fece negli Stati Uniti.
Precursore, uomo di grande talento e grande generosità – aiutò tutti i grandi nomi della musica brasiliana – Radamés Gnattali si guadagnò l’appellativo di “radar” per la sua particolare capacità di captare i migliori segnali emessi da diverse generazioni di musicisti nell’arco di oltre 60 anni.

 WALDIR AZEVEDO (1923-1980)
Pedacinhos do ceu – (Chorinho)

Strumentista e compositore, Waldir Azevedo fu una figura popolarissima ricordata per la notevole produzione di chorinhos, valsas, baiões e per la sua originale esplorazione delle potenzialità del cavaquinho, strumento che sottrasse al ruolo di mero accompagnamento e che valorizzò, invece, come solista. La decade degli anni ’50 rappresentò il punto culminante della sua carriera e fu durante questo periodo, precisamente nel 1947, che compose Pedacinhos do céu, uno chorinho (piccolo choro) dedicato alle sue figlie.

 JOÃO CHAVES (1910)
Amo-te muito

João Chaves fu avvocato e giornalista, compositore e poeta.
Amo-te muito, è una modinha composta nel 1910 - tra le preferite del presidente Juscelino Kubitschek - celebre al punto da essere considerata una sorta di inno nazionale della seresta brasiliana.
Il termine seresta nasce nel secolo XX, a Rio de Janeiro, per definire l’antica tradizione popolare urbana - parte importante del patrimonio sentimentale del popolo brasiliano - di intonare canzoni di carattere sentimentale passeggiando per le strade e sostando davanti alle case delle donne amate, durante le notti di luna e stellate.
Le serestas erano spesso accompagnate da flauto, violão e cavaquinho. I cantori di serestas vengono definiti seresteiros.

 EGBERTO GISMONTI (1947)
Palhaço

Nato in una famiglia di musicisti, Gismonti si è formato fin da giovanissimo con studi classici dedicandosi al pianoforte e avvicinandosi solo in seguito, da adulto, alla chitarra. Perfezionatosi a Parigi in arrangiamento e composizione, questo straordinario artista, polistrumentista e compositore brasiliano, compone attingendo alle più diverse fonti e scavalca qualsiasi confine stilistico, spaziando tra musica classica contemporanea, jazz di ricerca e “contaminazioni” etniche.
Palhaço è un brano del 1987, commovente e intenso, caratterizzato da armonie blues e una melodia che progredisce con un ciclo apparentemente infinito di modulazioni. Scritto originariamente per pianoforte e sax fa parte di una serie di composizioni dedicate alla vita circense.
La melodia di Palhaço fu composta su un testo di Geraldo Carneiro, poeta, scrittore, paroliere e sceneggiatore che vive a Rio de Janeiro. La canzone fu registrata da Olívia Byington e solo in seguito si ebbero le bellissime versioni strumentali di Gismonti, talmente liriche in sé da poter vivere indipendentemente dal testo.

 ANÍBAL AUGUSTO SARDINHA (Garoto) - (1915-1955)
Gente Humilde

Aníbal Augusto Sardinha, detto “Garôto” (ragazzino) fu uno dei più brillanti talenti chitarristi compositori di tutti i tempi che riuniva in sé doti di tecnica e versatilità imbattibili.
João Gilberto definì la chitarra di Garôto come il cuore del Brasile.
Figlio di immigranti portoghesi e virtuoso del violão, dominava tecnicamente tutti gli strumenti a corda (da vari tipi di chitarra, compresa quella hawaiana, al banjo, al cavaquinho, al contrabbasso e al violoncello…) e registrò sambas, choros, prelúdios, valsas, propri e di musicisti eruditi.
Ascoltava il jazz dell’era dello swing e usava armonie avanzate, con dissonanze e accordi sofisticati. Insieme a Gnattali, al quale era legato da grande amicizia, fu tra i grandi modernizzatori del choro, nel cui linguaggio portò le innovazioni del concerto e del jazz.

Gente Humilde è un choro composto nel 1952, tra i più conosciuti di questo artista.
Il testo fu scritto dopo la sua morte da Vinícius de Moraes che durante un viaggio in treno nell’hinterland francese notò un’analogia con l’habitat dei sobborghi brasiliani, dove le persone umili sistemano le sedie sul selciato e si mettono a conversare.
Vinícius de Moraes sottopose in seguito il testo a Chico Barque che gli diede gli ultimi ritocchi. In questo brano, quindi, converge la genialità di tre grandi artisti della musica popolare brasiliana: Garôto, Vinícius de Moraes e Chico Barque.

 BADEN POWELL (1937-2000)
Valsa sem Nome

Figlio di un calzolaio che nel tempo libero suonava la tuba ed era capo dei Boy Scouts, Baden Powell nacque in una piccola cittadina vicina a Rio de Janeiro. Fu chiamato così in onore di Robert Stephenson Smyth Baden-Powell, il fondatore del movimento dei Boy Scouts.
La sua vita musicale iniziò con il violino del padre e proseguì poi con molti anni di studio della chitarra classica.
Il suo stile esecutivo, che esplorava i limiti dello strumento, incorporava elementi virtuosistici classici, swing e popolari e lo rese popolare a livello internazionale. Cominciò a suonare jazz nei nightclubs di Rio e venne presto a contatto con icone della bossa nova come Tom Jobim e Vinícius de Moraes di cui divenne amico.
Altro partner importante della sua carriera fu suo cugino Paulo César Pinheiro.
Baden Powell conferì alla chitarra, alla bossa nova e alla musica brasiliana in genere dei caratteri unici e inconfondibili.

 CARLOS ALBERTO PINTO FONSECA (1933-2006)
Estudo n.3

Pianista e grande conoscitore della musica coloniale brasiliana, Carlo Alberto Pinto Fonseca studiò anche in Germania e in Italia. Rappresenta una delle icone maggiori della musica corale in Brasile ed è noto come arrangiatore di grande espressività ed autore di innumerevoli opere corali. Le sue composizioni riflettono influenze del folclore brasiliano, in particolare della sua regione d’origine (Minas Gerais).

 VINICIUS DE MORAES (1913-1980)
Serenata do Adeus

Poeta e compositore tra i più popolari in Brasile, scrisse a 7 anni la sua prima poesia e a 40 il suo primo samba. Definiva se stesso come il bianco più nero del Brasile e dedicò la sua vita alla musica, al cinema e allo spettacolo.
Vinícius
segnò la letteratura brasiliana per le sue caratteristiche di genialità e al tempo stesso di semplicità e ispirazione. Scelse la musica popolare come veicolo di comunicazione privilegiato ed influì nella sofisticazione e intellettualizzazione della canzone brasiliana, apportandovi elementi originali della poesia moderna: dapprima con una bossa nova dai testi intimistici; poi con gli afro-sambas risultati dalla collaborazione con Baden Powell in un recupero delle radici culturali del Brasile e infine con molteplici varietà di temi e collaborazioni, tra cui quelle con Antônio Carlos Jobim, Carlos Lira, Edu Lobo, Toquinho.
Vinícius de Moraes è autore sia del testo che della musica di Serenata do Adeus.

 JOAO de AQUINO MONTEIRO (1949)
Viagem

Composta nel 1964 da Joao de Aquino Monteiro e dal poeta e paroliere Paulo Cesar Pinheiro (cugino di Baden Powell e autore di innumerevoli canzoni), Viagem è considerata una delle più belle musiche romantiche brasiliane.
Paulo César Pinheiro compose le sue prime canzoni proprio quando conobbe Joao de Aquino Monteiro e può essere considerato uno dei più prolifici parolieri della MPB.

 NILTON RANGEL e JOAO LYRA, nati entrambi nel 1949
Pedra Terra

Entrambi fecero parte di un gruppo degli anni ‘80 (composto da tre violas sertanejas, tre bandolins, cavaquinho, violão, percussioni e contrabbasso) che diede continuità a un lavoro di recupero e di rinascita della musica nordestina già iniziato da altri negli anni ‘70.
Il brano Pedra Terra faceva parte del repertorio dell’Orquesta de Cordas Dedilhadas di Pernambuco e presenta il cosiddetto ritmo baião. Il termine deriva da baiano, una danza popolare nordestina, e definisce un nuovo stile urbano derivato da musica di radici rurali e folcloristiche del nordest del Brasile. Dall’inizio degli anni ‘60 fu il genere musicale brasiliano di maggior influenza all’estero, fino all’avvento della bossa nova .
All’inizio degli anni ‘70 il baião influenzò le nuove generazioni di artisti che ne realizzarono una fusione con il rock dando origine al baioque. Con la nascita dei nuovi ritmi della Bossa Nova e del Rock and Roll, ebbe inizio il movimento Tropicalista con Gilberto Gil e Caetano Veloso che lanciarono musiche di chiara ispirazione al ritmo baião. Continua ancor oggi ad essere coltivato in tutto il Nordeste.

 
 
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